Convocata per mercoledì 9 ottobre una riunione a Palazzo Chigi, non vi parteciperà Whirlpool, a cui si è chiesto il rispetto degli investimenti secondo gli accordi di ottobre 2018

E’ convocata per mercoledì 9 ottobre alle ore 09.00 una riunione tra il primo ministro, Giuseppe Conte, e i rappresentanti sindacati di Cgil, Cisl e Uil per discutere dell’evoluzione della vertenza Whirlpool. Per quella data, la multinazionale deve esprimersi chiaramente sulle proprie scelte, da cui dipende il futuro del Piano Italia, siglato a ottobre 2018, con cui si investivano 250 milioni di euro in tutto il Paese in attività di innovazione di prodotto, processo e ricerca e sviluppo. Le scuse attese si possono concretizzare attraverso la sospensione o il ritiro della procedura di cessazione del ramo d’azienda. Solo questo atto può portare alla ripresa del tavolo politico tra governo, sindacato e multinazionale americana. Perché solo questo consentirebbe la verifica e l’attuazione degli accordi siglati dalle parti un anno fa. Questi, infatti, prevedono aiuti economici e sgravi fiscali su tutto il territorio in cambio di un serio piano industriale che darebbe la garanzia che nessun licenziamento verrebbe attuato.

E’ la prima volta da anni che una vertenza industriale va alla presidenza del Consiglio, vuol dire che c’è consapevolezza che è un tema che riguarda il Paese. Inoltre, il ministro ci ha informato di aver ricevuto una lettera da Whirlpool in cui l’azienda chiede quali siano le condizioni per riattivare il tavolo al Mise, e di aver risposto che il confronto non può cominciare con la procedura di cessione di attività. Con questa dichiarazione congiunta di Francesca Re David e Barbara Tibaldi, rispettivamente segretaria generale e nazionale della Fiom, si riscontra negli intenti la comunione di azione tra sindacato, lavoratori e governo, dimostrata in queste ore e in divenire sarà fatta probabilmente con i tentativi del premier Conte di intervenire sulla multinazionale attraverso canali diplomatici e istituzionali. Il fine è che fra cinque giorni riprenda il dialogo con la multinazionale per garantire la sua presenza in Italia oltre che a Napoli.

Per Nicola Ricci, “il governo ha finalmente deciso di stare dalla parte dei lavoratori. L’azienda non deve imporre la sua linea al governo“. Nella dichiarazione del segretario generale della Cgil Campania, la corporation statunitense deve continuare a produrre lavatrici a Napoli, garantendo stabilità occupazionale ai dipendenti di via Argine, a quelli di Carinaro e dell’indotto irpino, che oggi hanno manifestato compattamente a Roma, ricevendo il sostegno anche dai colleghi degli altri stabilimenti italiani di Whirlpool, tra cui Varese, dove la produzione è stata ridotta da tempo. “Ora si ritorni al tavolo della trattativa ritirando la cessione del ramo d’azienda e chiedendo scusa ai lavoratori“. In questo invito è acchiusa la speranza di tutti, a cominciare dalle 1500, per alcuni 2000, tute blu che il 4 ottobre hanno manifestato a Roma. Ciò che serve, secondo Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, è “un acquirente credibile con un progetto industriale solido, che dia reali e durature prospettive occupazionali ai lavoratori di Napoli e di tutta Italia. Questo non può essere una start up svizzera con 180 mila franchi di capitale sociale“, Prs per l’appunto, fermo restando che “ci sono le condizioni per far rimanere le lavatrici a Napoli e i livelli occupazionali attuali, importando commesse da altri stabilimenti europei“.