La terza ondata sembra ormai imminente in Campania. Solo oggi si contano quasi 3mila contagi e per stessa ammissione di De Luca, la sanità è già sotto pressione. Ma il Covid non sembra essere l’unico problema. Lo dimostra la protesta dei camici bianchi operativi presso le ambulanze, che a causa del taglio degli emolumenti e la richiesta di rimborsi esosi imposti dai vertici amministrativi, minacciano dimissioni di massa. “Assistiamo ad una situazione vergognosa, non è possibile che medici di prima linea si vedano sottoposti a questo attacco. L’emergenza territoriale convenzionata del 118 è un servizio strategico, ancor più in un momento come questo, un servizio che meriterebbe ben altro interesse e attenzione da parte delle istituzioni – Parole dure, a firma del presidente dell’Ordine dei medici Silvestro Scotti e Bruno Zuccarelli, che cospargono di sale grosso una ferita aperta – si tratta di un attacco che li mette ancor più a rischio burnout“.

Chiediamo al presidente Vincenzo De Luca – dicono i due in coro – di intervenire con decisione per risolvere questo problema, che deve essere risolto dalla politica. È necessario che venga istituito un tavolo di confronto permanente che possa garantire l’ascolto e la giusta considerazione delle istanze che arrivano da questi medici“. Si schiera a favore della protesta pure “Nessuno tocchi Ippocrate” – organizzazione no profit a difesa degli operatori sanitari – che getta lo sguardo su un possibile scenario dai tratti catastrofici: “c’è da evidenziare che molti medici del 118 fanno servizio anche in pronto soccorso e di conseguenza anche i nosocomi metropolitani soffriranno della carenza di professionisti

La battaglia va ormai avanti da settimane. Proprio Silvestro Scotti, il 10 febbraio scorso inveiva contro la Regione, rea di aver protocollato un’istruttoria “inadeguata e superficiale, perché di fatto si finge di non ricordare le ragioni che portarono all’indennità di 5 euro e 16 centesimi per i medici – che a suo tempo permisero di dar vita al servizio dell’emergenza territoriale convenzionata. Ed è proprio con l’indennità di 5 euro e 16 centesimi che le casse pubbliche hanno risparmiato negli anni milioni di euro. Oggi i medici convenzionati del 118 vedono tagli in busta paga fino a 850 euro mensili e restituzioni per somme che arrivano sino a 90mila euro“.

Qualche settimana dopo, ancora Scotti incontrava il prefetto Marco Valentini per far luce sulla questione e sensibilizzare i vertici istituzionali sulle istanze della categoria. Il rischio, palesava all’epoca il presidente dell’Ordine dei medici, “è che si potrebbe mettere in ginocchio l’assistenza ai cittadini in questo periodo di crisi”.