Nel 1° Maggio animato dai dipendenti della Whirlpool sulla propria pagina Facebook, “Napoli non molla“, Vincenzo Accurso e Luciano Doria sensibilizzano sul problema lavorativo e sull’incertezza dell’attuale contesto economico, introducendo esponenti del mondo politico, sindacale e civile, a cominciare da Monica Buonanno, assessore al Lavoro del Comune di Napoli, che rievoca la zona industriale che sorgeva nella parte orientale della città, auspicando una ripopolazione dell’area da tempo dismessa. Se Biagio Trapani, segretario regionale della Fim, nota l’importanza della lotta in difesa del manifatturiero, che si potrebbe usare per rilanciare l’economia, l’assessore espone un sogno che potrebbe trasformarsi in una visione lungimirante sulle ricadute che la vertenza potrebbe avere: “A Napoli est il deserto va ripopolato attraverso la creazione di un polo manifatturiero, forte di una diversificazione della produzione“. E ammonisce circa l’inesistenza di alternative alla povertà economica, causata dalla scarsità o dalla mancanza di reddito, alla quale si accompagnano altre povertà, da quella abitativa a quella educativa e così via. In questo contesto, secondo Antonio Accurso, segretario regionale della Uilm, spicca il cuore dei lavoratori, fiduciosi nella bontà della lotta per la salvaguardia di quel presidio di legalità che è la fabbrica di via Argine. Alla qualità del prodotto, mai negato neppure dalla multinazionale americana, Fabio Giuliani, referente regionale di Libera, affianca la dignità dimostrata da tutti i lavoratori, un bene che nessuno potrà togliere loro, a prescindere da quale sarà la sorte della loro fabbrica. E aggiunge: “Difendere lo stabilimento di via Argine vuol dire fare qualcosa per la giustizia sociale. E’ l’unità dei lavoratori in fabbriche sindacalizzate a evitare la presenza mafiosa nelle aziende, a cominciare dai consigli d’amministrazione“. Jasmine Cristallo, portavoce del movimento delle Sardine, rende omaggio a un luogo che è “un argine fatto di maestranze che sono state iniziate a fare bene un prodotto“, dalla cui abilità si potrebbe ripartire per rilanciare un Meridione, che è stato lambito dal virus come dall’aggressività economica che ha colpito buona parte del Paese, deturpandola senza creare uno sviluppo sostenibile capace di garantire maggiore sicurezza ai suoi abitanti. “Difendiamo e rilanciamo le fabbriche anche attraverso ambulatori popolari e cene solidali per rimpinguare le casse di solidarietà. Negoziamo il debito con l’Unione Europea e torniamo a investire nel pubblico. Creiamo una società di riconversioni e nazionalizzazioni, tutelando i settori strategici. Creiamo una vera nuova Iri, come pezzo d’industria italiana votata alla produzione di beni essenziali“, propone concretamente Marco Morra, attivista di Potere al Popolo, ex Opg. E’ Rosario Rappa, segretario generale della Fiom, a entrare più nel dettaglio di una vertenza che definisce “aperta e viva“, a prescindere dai proclami d’intenti fatti in momenti simbolici da coloro che chiama “mercenari” della corporation. Il riferimento è ai vertici di Whirlpool Emea, Luigi La Morgia e Gilles Morel, che l’11 aprile, dalle pagine de La Repubblica, ha confermato la decisione di chiudere lo stabilimento di Napoli. Il sindacalista chiarisce: “E’ un anno di lotta, dobbiamo essere uniti ma non catastrofisti: il 31 ottobre succeda quel che succeda, voi rimanete lavoratori Whirlpool perché se vi licenziano scatta la cassa integrazione per cessazione di attività. Dobbiamo ricostruire percorsi di negoziazione in sede istituzionale, avendo chiaro che, sebbene viviamo e vivremo una fase di crisi, ci saranno aziende destinate a uscire dal mercato e altre no“. Un punto che lo accomuna al pensiero di Sonia Palmieri, assessore regionale al Lavoro, secondo la quale va mantenuto alto il dialogo con l’azienda, per evitare di svilire ulteriormente il livello occupazionale da cui dipende la fioritura delle attività economiche. Per Rappa, il modo con cui un’impresa reagirà al peggioramento della condizione in cui i mercati versano, dipenderà dalla tipologia del prodotto e, per spiegarlo, apporta due esempi. Il settore automobilistico, poiché crea beni durevoli, vivrà una crisi strutturale, ma non è detto che la stessa cosa accadrà per l’elettrodomestico. “La cassa integrazione legata al coronavirus risolve la temporalità sfasata col resto del gruppo, perché farà arrivare tutti gli stabilimenti alla scadenza del piano che Whirlpool ha in Italia. Con la discussione del nuovo piano industriale, l’elemento solidaristico riguarderà tutta Italia e non solo Napoli. Inoltre, le vertenze Whirlpool e Mittal sono le uniche ad essere sul tavolo della Presidenza del Consiglio“, rassicura prima di spostare lo sguardo ai possibili scenari futuri. Se, come accaduto con Alitalia, lo Stato decidesse di investire dando vita a una fase di nazionalizzazione, sarebbe lecito immaginare una nuova Iri, della quale è facile pensare che beneficerebbe anche il sito di Napoli.