per i Pezzulli di Luciana Pennino: La generazione de “il pane è tutto”!

Ai miei tempi, la prima colazione viveva di zuppa di latte: tazzone di latte e pane a pezzetti, meglio se di un paio di giorni, in modo che l’effetto spugnamento produceva risultati più golosi.

Ai miei tempi, l’aperitivo, che alternativamente chiamavamo sopponta, voleva la pizzetta: la fetta di pane con il sugo che nonna stava cucinando per il pranzo, una spolverata di parmigiano grattugiato e una fogliolina di basilico.

Ai miei tempi, la merenda prediligeva pane, burro e zucchero oppure, per chi aveva un debole per il salato, pane, burro e sale.

Ai miei tempi, qualche cena sceglieva la pizza di pane, per recuperare il pane raffermo ché buttare il pane è peccato!, tuonava nonna: a fette o a pezzetti, si sistema in una teglia il pane, precedentemente ammorbidito con latte, lo si cosparge di salsa, ci si adagiano delle fettine di fontina o la mozzarella, poi olio e basilico, e si infila il tutto in forno.

Ai miei tempi, insomma, il pane era il re! Perché i miei tempi non erano tempi di biscotti e merendine, di tortine industriali e snack confezionati. I miei erano tempi di pane, e non pane integrale o ai cereali o di soia, oppure di segale, di farro, di quinoa, alle olive, al carbone, alla zucca, alle noci, ai semi di lino e girasole, ai semi di papavero, al kamut, alla curcuma, azzimo, al mais, al grano saraceno o pane di patate… Erano tempi di pane, punto!

E anche coi formati, ci si trastullava al più tra palatone, pagnotta, sfilatini e rosette, almeno qui, in terra partenopea. Persino il pane in cassetta o i crackers o i grissini e le fette biscottate erano ancora lontani dall’uso quotidiano che se ne è fatto dopo.

Eppure, il pane stesso, era capace di scatenare anche l’impossibile: rimproveri duri da digerire, quelli di mamma che si ritrovava il pane acquistato col cozzetto amputato perché, strada facendo, non avevo resistito, oppure quando scopriva il pezzo conservato nel portapane (esistono ancora??) con un buco al posto della mollica perché, nottetempo, era andata a sgraffignarmela! Per non parlare di quando a tavola si rischiavano altro che litigi, vere lotte fratricide, quando i cozzetti erano lestamente belli che spariti e qualcuno rimaneva… a bocca asciutta!

Che belli i miei tempi, che belli i tempi del pane.

Luciana Pennino

“Se il pane “basta a se stesso” è perché è molteplice, non nel senso delle sue tante tipologie, ma per la sua essenza stessa giacché il pane è ricco, è vario, il pane è un microcosmo.” (Muriel Barbery)

A proposito dell'autore

Luciana Pennino

Il mondo e la gente mi incuriosiscono assai. Sono "leggera" nella scrittura e mi diverto nel fare ciò che mi appassiona. Penso che nulla sia più disarmante della gentilezza. Il mio esordio, nel 2017, è stato con "Primule fuori stagione" (Iuppiter Edizioni). Per Napoliflash24 pubblico settimanalmente i "Pezzulli" e curo le rubriche di interviste "La Bellezza salverà Napoli" e "Tips for Startuppers".

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