Il racconto della settimana dell’Officina delle parole, laboratorio di scrittura creativa di Vincenza Alfano, presso la libreria Iocisto, è di Annalisa Pesiri e  concorre al premio Napoliflash 2018. Tra narrazione e riflessione, una certa amara ironia sul nostro presente.

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La tessera di cittadinanza di Annalisa Pesiri

Ottobre 2024. Domenica. Ore11.30. Il cursore del Pc si sposta sull’ultima domanda d’esame. Quattro opzioni, meno di un minuto e un clic. La LUPI, Libera Università del Popolo Italiano funziona così. Piattaforma Rousseau, massima efficienza e rapidità, gradimento al top, test via web. Basta un tweet.

Chi è stato l’ultimo presidente del vecchio sistema?

Il vecchio sistema. Nella mia testa qualcosa si agita, scorrono immagini antiche. Un’altra domenica sera. La faccia di un uomo coi capelli bianchissimi e un paio di limpidi occhi azzurri.  Possibile? I miei genitori incollati allo schermo. Il sorriso smagliante dei nostri due consoli acclamati a gran voce, su un balcone, braccia in alto in segno di vittoria: “Ce l’abbiamo fatta! Ce l’abbiamo fatta!”. Palloncini gialli e verdi che si librano festosi mentre mia madre piange silenziosa e inconsolabile.

Oddio. Niente ricordi, please. Il tempo sta scorrendo veloce. Senza questa risposta non passo e se non passo niente laurea di cittadinanza. Perciò, bando alla nostalgia. Nostalgia per cosa, poi? 

Il nome. Il nome di quel maledetto presidente. È  storia, ormai. Solo che la storia, alla LUPI, non s’insegna più. È  una faccenda per vecchi, per pensionati. Quelli del grande esodo quota cento. Balordi. Come mio padre. Hanno continuato fino all’ultimo a boicottare il voto telematico, i referendum digitali e i forum di confronto popolare attivi sui cellulari. Incredibile. Se penso a come abbiano ostacolato la democrazia diretta, mi viene da togliere loro anche il diritto alla pensione di cittadinanza.

Uffa. Mi devo concentrare. Sono a un clic dal mio bel titolo in discipline giuridiche nazionali.  Per fortuna una laurea breve, conseguibile dopo un liceo breve: basta un anno. Se penso che col vecchio ordinamento ce ne volevano anche dieci! Che spreco! E tasse di iscrizione, tasse d’esame, libri su libri, ricerche, inutili ore di corso, ad ascoltare qualche esperto miope e pure straniero, magari di colore, arrivato qua da clandestino e accolto come un principe che pretende di saperne più di te sul tuo paese e che ha tolto il pane di bocca a uno di noi. Ma che giustizia era quella senza frontiere?

Basta. Acqua passata. Noi siamo i fortunati figli delle penta-stelle. Adesso vengono sempre prima i cittadini. Coglioni o buoni, ignoranti o laureati, ma regolarmente tesserati. 

Vabbé. Il tempo sta per scadere. L’ultimo presidente non eletto del vecchio Stato è l’opzione B. Si. Ecco. Mi pare sia proprio quella.