Il racconto della settimana dell’Officina delle parole, laboratorio di scrittura creativa di Vincenza Alfano, presso la libreria Iocisto, è di Gisella Di Sciullo che racconta una significativa ed emozionante vicenda autobiografica: aiutare i sofferenti ci aiuta a soffrire di meno. Una bellissima testimonianza.  Il racconto  concorre al premio Napoliflash 2019.

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Gipsy: un clown in corsia

Gisella Di Sciullo

Gipsy è stanca, ha appena terminato il suo turno in ospedale travestita da clown con il suo trucco perfetto, pantaloni colorati e camice dai disegni vivaci. Sono trascorsi otto anni da quando frequenta il corso di clown terapia: magie, ballon art, giochi e soprattutto nozioni psicologiche: come comportarsi con un malato e come offrire il supporto morale con  un sorriso. Gipsy ha scelto questo nome perché riflette il  suo personaggio allegro e un po’ curioso. Di solito preferisce il turno della domenica mattina all’ospedale Santobono. Il marito la accompagna dopo che lei ha preparato il pranzo. Trova ad aspettarla altri colleghi e tutti insieme, scherzando allegramente, si dirigono in reparto. All’età di sessant’anni Gipsy ha una grande agilità, energia e un aspetto giovanile: un ciuffo ribelle le copre una parte della fronte. È  un clown semplice, sbaglia e non teme di aver sbagliato poiché tutti ridono ai suoi errori, inciampa spesso e tutti ridono , quindi è sempre più facile. La sua borsa è stracolma di giochi, magie, palline luminose, palloncini colorati, bolle di sapone e altro e, quando esce da una stanza, lascia una scia di colori. Ha una straordinaria sensibilità e riesce a far sorridere anche le mamme più preoccupate per la salute dei loro piccoli. Si commuove ma si riprende, indossa una sola maschera: il suo naso rosso, e dona sorrisi a grandi e piccini. Quello che le dà più gioia è l’allegria  dei medici che la salutano con vistosi gesti, delle mani e dei bimbi  che si attaccano al suo camice chiamandola per nome: Gipsy, Gipsy, Gipsy, e, al  momento delle bolle di sapone, battono le manine con stupore. Sembra un coro di uccellini che cinguettano. Ogni traccia di stanchezza scompare.  Al termine di ogni turno Gipsy ha un cuore colmo d’amore e sorrisi. Alza gli occhi e osserva una foto: in mostra, su una parete del reparto,  il suo cappellino giallo , era con tutti i suoi compagni dell’associazione “Scopriamoci clown” e tra loro, il più grande medico americano Patch Adams, fondatore della clown terapia,  giunto a Napoli due anni prima e accolto da tutti  con gioia. Un evento speciale da ricordare per sempre. Gipsy, raccoglie la sua borsa e si avvia felice .