Officina delle parole 2018: si ricomincia.

Riprendono gli incontri dell’Officina delle parole, laboratorio di scrittura creativa di Vincenza Alfano presso Iocisto, la libreria di tutti, in via Cimarosa 20. Gli scrittori si riuniscono ogni settimana per confrontarsi, leggere, scrivere, incontrare autori e i loro romanzi, migliorare le proprie tecniche, potenziare il proprio talento, trovare ispirazione, discutere, dibattere, navigare nell’immenso mare dei libri della scrittura, dell’editoria e del giornalismo. Insomma siamo ambiziosi, ma soprattutto desiderosi di imparare anche quando abbiamo già qualche successo alle spalle. Perché l’Officina è anche fucina di talenti; sono nati in questi anni, in Officina, nuovi autori e nuovi libri. Tra le tante attività c’è questa pagina su Napoliflash24, dove con scadenza settimanale viene pubblicato un racconto che concorre al Premio Napoliflash24 assegnato a giugno al racconto più cliccato. Ma da quest’anno la nostra pagina si arricchisce di altri importanti contributi: recensioni, interviste, classifiche, eventi. Si parte dunque, questa settimana con la pubblicazione del primo racconto. Leggete e ricordate di votarlo, se vi piace. Basta un like in fondo alla pagina ma magari potete condividerlo e aiutarci a far conoscere nuove voci e talenti nuovi.

Amo” di Eliana Manes Rossi

Cocci sparsi, polvere, intonaco e poi quei messaggi che martellano il cuore.

Un solo pensiero. La disperazione di non sapere. Dove sei? Un messaggio. Risposta. La tua risata allegra e spensierata come è giusto che sia. La mia ansia che cresce. Volo vorticosamente per casa, come questo vento che invade le strade. Vago da una camera all’altra, fantasma di me stessa. Non resisto, un altro messaggio. Un altro albero caduto. E tu? Dove sei? L’ansia cresce. Vado alla finestra nella speranza di vederti apparire sana e salva dietro l’angolo. Ti scrivo “Amo”. Tu mi prendi in giro. Non lo sai che sei il mio amore, la mia vita. Dove sei? “Via Bernini, sto arrivando.”.

16,24 Continuo a fissare il telefono, l’ora, la strada. Sembro un animale in gabbia.

16,25 Un altro respiro. Prego. Le mie “Ave Maria” salgono al cielo alla velocità della luce. Un messaggio: un altro albero caduto. Smetto di respirare. Apnea. Dove sei?

16,26 La strada, l’orologio, il telefono. Vado in cucina. Cerco di pensare ad altro. Non ci riesco. Un messaggio: la tua voce che ride. Respiro. Posso farcela. Lo so, non è giusto metterti ansia, ma non mi riesce.

16,27 Ancora l’angolo vuoto, il telefono, l’orologio. Un messaggio: un altro albero caduto. Il cuore si tuffa nei meandri dell’anima. La paura cresce. Cresce. Cresce. “Ave Maria”. Fisso la strada. Allungo il collo. Vorrei essere una giraffa per vedere più lontano. Sembro una pazza.

16,28 Non c’è ancora nessuno. Il cielo è plumbeo. Sta per esplodere. Il vento ulula ancora più forte. La strada, il telefono, l’orologio, l’angolo. Una testa piena di ricci che volano. La tua camicia a quadroni azzurri e blu. Il cuore in gola. Sorrido. Corro al citofono. Apro la porta. Ti guardo entrare. Non voglio spaventarti con le mie ansie. Sorrido. Sei salva. Sono salva. Mi osservi. Dici che sono folle, che le mie ansie sono assurde. Ridi di me e delle mie paure. Scherziamo. Ho ripreso a respirare. Il tempo vola.

17,34 un altro messaggio: “Ragazzo di 21 anni muore schiacciato da un albero”. Smetto di respirare. Ti guardo. Lo vedi? Non sono pazza! Mi nascondo dal tuo sguardo. Piango per lui, per i suoi genitori, per tutti quelli che lo amavano e che lui amava. Piango per il suo futuro spezzato, per i suoi sogni infranti. Torno da te. Mi guardi. Sorridi. Sorrido. Ti dico “Amo”. Tu ridi. Tu sei “Amo”. Sei qui. Sei con me. Resto qui a guardare questo momento. Fotografo la scena affinché resti indelebile nel mio cuore. Voglio trattenere in me questo momento. Sorrido. Ti guardo. “Amo”.