I vostri figli non sono vostri, sentenzia il Profeta in un notissimo passo di Khalil Gilbran, ed è proprio così.

I nostri figli non sono nostri, non lo sono fin da molto piccoli, a scuola, nelle relazioni affettive, nella vita sociale, nelle strade che percorrono da soli.

Non sono nostri quando scelgono la loro vita, lontani o vicini rispetto a noi ma comunque distanti e autonomi.

Esiste poi una sorta di interregno, quando il distacco con il figlio, quasi adulto, non è ancora così netto, vivono con noi ma hanno anche ampi spazi di vita che ci escludono, complici i ritmi del lavoro moderno e anche questa disperata “ricerca della felicità” che costringe a stare fuori di casa a ogni ora, a qualsiasi età.

Giusto o sbagliato sono i tempi.

Nell’interregno dell’adolescenza e della prima giovanezza, quando i genitori e i figli conducono vite separate pur condividendo lo stesso tetto, c’è da aver paura quando escono di casa, soprattutto dopo una certa ora di sera, e maggiormente quando escono di casa per andare a divertirsi.

Divertimenti sfrenati e insani, conditi da alcool e sostanze stupefacenti, oggi sempre più a buon mercato, possono distruggere in un istante quelle vite che abbiamo intessuto con tanto amore, impegno e perseveranza, e che ci sono preziose più di tutto l’oro del mondo. Basta veramente poco.

La tentazione sarebbe quella di chiuderli in casa, magari di preparare una torta insieme come quando erano piccoli e un dolce poteva bastare, una tentazione irrealistica quando la vita chiama, come è giusto che sia.

E allora come contenere questa angoscia crescente, alimentata dalle notizie che quotidianamente ci parlano di incidenti, scomparse, morti arrivate per una bravata o per un’azione inconsulta compiuta per l’inesperienza della giovane età o, più spesso, per l’alcool e altro che scorre nel sangue?

I genitori di Napoli, riconosciutisi simili in questa comune ansia si sono raccolti giorni fa in corteo per manifestare contro la vendita di alcool ai minorenni e per rendere le strade notturne che i loro figli attraversano sicure da bande e da spacciatori.

Un centinaio di mamme e papà hanno percorso il tragitto da piazza Mancini a piazza Municipio per chiedere aiuto alla città, a chi ha figli e a chi non ne ha, nella consapevolezza che i figli sono figli di tutti, il futuro e la speranza di tutti.

Cosa aveva questo corteo di diverso dagli altri? Non era un corteo contro qualcuno, non si chiedeva la testa di questo o di quello, non si addossavano le responsabilità dei fallimenti a questa forza politica o a quell’altra, al datore di lavoro o al governo, si chiedeva soltanto solidarietà.

Aiutiamo i genitori a crescere i figli, nessuna agenzia educativa è in grado di svolgere il proprio compito da sola, per crescere un bambino occorre ancora un intero villaggio. La vita dei giovani deve essere protetta da tutti, anche dagli esercenti dei locali notturni e perfino dai passanti che se vedono un giovane esporsi a un pericolo di qualsiasi genere devono intervenire rivolgendosi al giovane stesso o a qualche autorità che dovrà essere in strada, non troppo lontano.

Sicuramente i figli non sono nostri ma nostra è la responsabilità di averli messi al mondo e nostra la responsabilità di difenderli fino a quando siano adulti. Questa è la legge nella classe dei mammiferi. Questa è la coscienza etica se, diversamente da Caino, alla domanda “Dov’è tuo fratello (o figlio)?” Non si ritenga di rispondere “Non sono la sua balia”.

E così, riprendendo la frase del Profeta: i vostri figli non sono vostri, diremo i vostri figli sono nostri.