I migliori film napoletani dal dopoguerra ad oggi: “Due soldi di speranza” – 1951 di Renato Castellani

Il Film Due soldi di speranza, considerato tra i primi rappresentanti del filone del cosiddetto “neorealismo rosa”è una commedia del 1951, diretta da Renato Castellani, con la sceneggiatura dello stesso Castellani e Titina De Filippo.

L’ambientazione è ancora realistica, ma i toni abbandonano la drammaticità del primo neorealismo e diventano più leggeri e scanzonati. Le problematiche del lavoro e della disoccupazione sono meno pesanti e l’amore prende il sopravvento sulle tematiche sociali.

L’indagine neorealistica della società, iniziata nell’immediato dopoguerra, giunge a una visione più rosea e ottimistica della vita e si sofferma più sugli aspetti di costume  di una umanità che si sta lentamente risollevando dopo la guerra di liberazione.

Il film racconta le vicende di una giovane coppia, Antonio e Carmela, sullo sfondo umano e sociale di un paesino del napoletano, preludendo nei modi e nei toni al cinema degli anni ’50 che, come Pane, amore e fantasia, avrà un grande successo di pubblico non solo in Italia.

Antonio, tornato al paese dopo il servizio militare, deve sostenere il peso di una famiglia numerosa (madre vedova e cinque sorelle) e le pressioni di Carmela che vuole sposarsi a tutti i costi.

Le difficoltà economiche dovute alla disoccupazione e all’impegno di dover provvedere al corredo della sorella Giuliana, compromessa da un maturo proprietario terriero che non vuole sposarla senza dote, spingono Antonio ad arrabattarsi in tutti i modi per racimolare un po’ di soldi .

Numerosi sono i lavori del giovane: addetto al trasporto da una cabina all’altra delle bobine di un film proiettato contemporaneamente in tre sale cinematografiche (gag ripresa da Tornatore in “Nuovo Cinema Paradiso), donatore di sangue, autista d’autobus, carrettiere occasionale, attacchino, aiuto sacrestano. Ma Carmela, con la sua ingenuità, gli manda all’aria ogni tentativo.

cinema napoletano

Antonio si fa assumere dal parroco come aiuto sacrestano e contemporaneamente la notte va a Napoli ad attaccare manifesti per una sezione comunista, ma Carmela, litigando con alcune donne, svela i segreto del doppio lavoro, così Antonio viene licenziato dal parroco che non vuole avere a che fare con i comunisti. In un impeto di gelosia, fa una scenata alla signora Angelini dove Antonio andava a vendere il sangue al figlio di lei che aveva bisogno di trasfusioni, così Antonio rimane nuovamente disoccupato.

In un momento di disperazione Carmela, per mettere il padre, pirotecnico del paese che rifiuta di aiutarli, davanti al fatto compiuto, cerca di farsi sedurre da Antonio, ma inutilmente.

Dopo varie peripezie i due giovani decidono di sposarsi lo stesso e si dirigono verso la chiesa con gli applausi di tutto il paese e i doni augurali dei compaesani e dei venditori del mercato commossi per le difficoltà dei due ragazzi.

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Per interpretare i ruoli di Antonio e Carmela Castellani scelse due attori non professionisti, Francesco Musolino, che faceva il pescatore a Napoli e Jolanda De Fiore (che diventerà Maria Fiore) che viveva in un quartiere popolare di Roma.

Il vivace personaggio di Carmela sembra anticipare la Bersagliera di Pane, amore e fantasia e la Giovanna di Poveri ma bellidi Dino Risi.

I protagonisti, alla ricerca di un proprio spazio in un mondo sempre più soffocante, reagiscono alla miseria e alle difficoltà lasciate dalla tragedia bellica “invocando la solidarietà umana con l’entusiasmo di chi é stanco di aspettare che passi la nuttata di Eduardo”.

Secondo la critica riportata dall’ “Enciclopedia  del Cinema” 2004 (Treccani.it)  questo è “il film più fresco e personale di Castellani, che appieno rivela le sue doti di piacevole narratore e di acuto indagatore di certi aspetti (del popolo napoletano)… ma anche i suoi limiti ideologici”.

Con “Due soldi di speranza” il regista  sposta i “criteri del neorealismo” verso una “commedia di costume piena di tenerezza” e sentimento.

Antonio e Carmela “sono i commoventi e divertenti protagonisti…di un genere sentimentale che  “avrebbe fatto scuola” alla commedia degli Anni ’50, di cui “Pane amore e fantasia” del 1954 e “Pane, amore e gelosia” del 1953 di Luigi Comencini sono gli esempi più famosi.

Sempre a detta della critica, con questo film “irrompe sullo schermo una sorta di vitalità meridionale”, anche grazie al contributo di Titina De Filippo, che revisionò i dialoghi in una forma di “napoletano universale

Inoltre, si deve notare che “nonostante il ritmo brioso tipico della commedia, si tratta di “un’opera amara, che non elude nessuno dei problemi di un mondo contrassegnato dal sottosviluppo sociale e culturale”.

Due soldi di speranza ottenne il Nastro d’Argento per il Miglior Film, Miglior Soggetto e Sceneggiatura, Miglior Fotografia e il Gran Premio ex-aequo al Festival di Cannes 1952 con “Otello” di Orson Welles.

Tutte le puntate de “Breve storia del cinema napoletano”, le trovi nella rubrica “La Storia di Napoli” di Napoliflash24.it (clicca qui)

Fernanda Zuppini