Circa 12 mesi fa i primi casi di Covid 19 hanno scosso le nostre vite e cambiato il volto delle nostra quotidianità e delle nostra economia.

I mercati finanziari nei primi giorni del contagio sembravano immuni allo stop delle economie e alle prospettive di fermo totale, causato dai lock down globali.

Come sottolineato allora, la maggior parte delle transazioni finanziarie è pilotato da computer e algoritmi che analizzano dati e non paure.

Al verificarsi dell’intervento dell’uomo sulle transazioni, quelle macchine che non sono state fermate, hanno fatto scattare tutti gli alert di vendita e scatenato un crollo verticale delle quotazioni di tutti gli asset di mercato che ha visto il minimo poco dopo la metà di marzo del 2020 (drowdawn).

Dal quel momento gli investitori istituzionali hanno cominciato a riallocare le liquidità, tenendo conto anche dell’immense iniezioni di danaro effettuate dalle banche centrali, soprattutto a sostegno dei titoli di stato di tutto il mondo.

Il new normal ha spinto le quotazioni azionarie, in alcuni casi, anche oltre i massimi registrati prima della pandemia.

I maggiori rialzi a livello geografico si sono verificati sul mercato americano e su quello emergente, che hanno trascinato l’indice mondiale. I mercati che ancora non hanno recuperato i massimi sono quello europeo e quello italiano.

I settori che hanno avuto i rialzi maggiori a un anno, vedono i beni discrezionali a +23,88%, i tecnologici a +22,84% e le materie prime a +11,53% i settori peggiori sono energia -31,58%, finanziari -11,87% e pubblica utilità -11,05%. (dati al 31/01/2021).

I price earnings (rapporto prezzo/utili) sono superiori di molto sulle medie storiche solo in USA, soprattutto per il tech,e in Cina. Segno che c’è ancora spazio per buone occasioni in Europa (Germania e Italia) e in Giappone.

Il mercato obbligazionario è stato oggetto di ampia volatilità.

Dopo un anno i titoli di stato e quelli corporate globali hanno avuto un andamento negativo generalizzato e particolarmente negativo in USA (-9,68% per il decennale ad un anno) e in Germania (-2,19% per i decennale da inizio anno).

I titoli high yeld europei e Usa hanno tenuto bene, mentre i titoli dei Paesi emergenti hanno subito cali sostanziali, che in valuta locale sono però positivi, grazie all’indebolimento del dollaro.

Ad un anno l’euro si è rafforzato rispetto a tutte le valute mondiali e, da inizio anno, solo rispetto allo yen.

Petrolio e gas ad un anno sono ancora fortemente negativi, ma negli ultimi due mesi c’è un recupero in atto del 23% circa per il petrolio e del 12,43% per i metalli industriali che ad un anno performano il 23,74%.

L’oro è ancora negativo a un anno a causa dell’appetito per il rischio che porta verso il mercato azionario.

Marianna Genovese – Consulente Finanziario certificato EFPA

mariannagenov@gmail.com

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