Per la prima volta a Napoli in veste di autore alla presentazione di un suo libro, Vanni Santoni, scrittore e giornalista, ha incontrato i lettori del “Premio Napoli“.

Scrittore e giornalista di testate quali Il Corriere della Sera, Internazionale, Il Manifesto, Linus e molte altre, ha dialogato con i lettori oltre che col presidente della Fondazione, Domenico Ciruzzi e con Mirella Armiero, giornalista della redazione culturale del Corriere del Mezzogiorno.

L’incontro si è aperto con una manifestazione condivisa di solidarietà a Radio Radicale, che rischia di chiudere a causa del dimezzamento dei finanziamenti, come previsto dall’ultima finanziaria. “Bene immateriale essenziale per l’Italia“, così la definisce Vanni Santoni, prima di presentare il suo libro, “I fratelli Michelangelo“, già in ristampa.

Dopo l’auspicio a far sì che la letteratura diventi un codice condiviso al posto di quello televisivo, oggi in auge, si è passati alla presentazione de “I fratelli Michelangelo”.

Il romanzo, che per Mirella Armiero è complesso quanto l’epoca in cui viviamo, è scritto con la volontà di abbinare la qualità stilistica a una sperimentazione strutturale e a una trama volta ad incidere sulle questioni dell’animo umano. Queste le intenzioni dell’autore, che ha pensato di ambientare la storia in un anno simbolo, il 2007. Ultimo anno prima della crisi, è il momento della speranza in un futuro migliore nel quale non si prevede l’uso di strumenti come social e smartphone e il Novecento è ancora fortemente presente.

Lavoratore camaleontico, uomo d’azienda che ha sempre posto in secondo piano l’arte, sua vera grande passione, Antonio Michelangelo è presentato dal suo creatore come un uomo camaleontico e luciferino, che decide di invitare i suoi cinque figli, avuti da quattro donne diverse. Da qui si dipanano storie parallele che convergeranno nell’appuntamento col padre. Il romanzo assume, così, la dimensione di una “saga familiare orizzontale“, come la definisce lo stesso Santoni, che ha associato alla vita di ciascun figlio una “via di realizzazione“. Ciascuna storia è intesa come un libro nel libro, ciascuna espressa in modo diverso. Santoni spiega che dall’avventura icaresca dell’intelletto all’educazione sentimentale, dalla storia mitologica al trattato sull’arte, le vite parallele di ciascun figlio formano un romanzo che è un “nostos” più che un viaggio. In un movimento che è centripeto più che centrifugo, ciascun personaggio tende a tornare alla propria origine grazie all’invito del padre.

Questa coralità di mondi, secondo le intenzioni dell’autore, è valorizzata da una sensibilità transnazionale data dal massimalismo nord-americano, dalla sensibilità latina e dalla conoscenza della letteratura europea, unita al canone italiano e agli input del mondo contemporaneo.