Se, come in Natale in casa Cupiello, mi chiedessero “te piace ‘o presepe?”, anche se siamo, di diritto, solo all’inizio della stagione autunnale (per l’esattezza, al suo primo giorno), non esiterei neanche per un attimo a dire “certo!”

E se mi domandassero, poi, cosa mi piaccia di più,  d’ ‘o presepe, credo che la mia risposta sarebbe “i finimenti”.

Una risposta senz’altro insolita, al posto della quale ci si aspetterebbe un più familiare “i Re Magi”, oppure “la scenografia”!

E invece, lo confermo,  io risponderei, semplicemente, “i finimenti”. E molto probabilmente, dovrei affrettarmi a chiarirne il significato, spiegando che si tratta di creazioni piccole quanto preziose, capaci di produrre, spesso in modo strabiliante, animali, cibo, strumenti musicali, gioielli, armi, attrezzi e mobili, capaci di puntellare, come una costellazione rara, il nostro presepe.

Se ci pensate bene, sono quei dettagli su cui l’occhio sembra cadere in un secondo momento, dopo aver abbracciato il presepe nella sua totalità, ma che riescono, come una lunga catena, a creare una serie ininterrotta di corrispondenze tra i personaggi del presepe e i loro osservatori, ammaliandoli e facendo sussurrare loro, con la bocca semiaperta “ma come li avranno fatti?”.

In realtà, il modo per creare tutta quella bellezza c’è, eccome. E lo sapevano bene quegli artisti passati alla storia proprio per essersi specializzati in questo settore. Sembra quasi di vederlo, Francesco Gallo, mentre modellava cibi in miniatura in cera, insieme a tutti quegli artisti capaci di creare strumenti musicali in grado di suonare, nonostante le dimensioni pari a un dito. E lo sapeva bene anche la Reale Manifattura degli Acciai istituita da Ferdinando IV , a cui veniva affidata la creazione di armi in miniatura di tutti i tipi basate sui reperti storici, così come sulle armi orientali dell’epoca, ricevute come trofei di guerra.

I finimenti, insomma, ci insegnano ad osservare realmente una scena. A non fermarci al dato più evidente, più eclatante, ma a coglierne gli aspetti più sottili, a cui vengono spesso affidate, come nella vita, le verità più misteriose e i misteri più veri.