Ischia Global Film & Music Festival 2019: Le gang di naziskin raccontate dal regista israeliano, Gui Nattiv, non sono mai cool, sono brutte come le storie che racconta proprio come nella serie italiana Gomorra, a cui ama paragonarsi, “qui nessuno è fico” commenta il regista.

Il cineasta Guy Nattiv, ha presentato a Ischia Global Film & Music Festival il suo doppio Skin (il corto Premio Oscar e il lungometraggio che in Italia sarà distribuito da SunFilm Group). Con il supporto di Sting e Trudie Styler, la produttrice inglese moglie della pop star, che ha accompagnato e sostenuto appassionatamente i film in questa anteprima italiana, il regista ha potuto completare la sua opera.

Erano anni che insieme alla moglie Jaime Ray Newman, anche lei produttrice, cercavano produttori per realizzare un lungometraggio sull’argomento, da quando nel 2011 avevano acquisito i diritti della storia di uno skinhead pentito. Un film sui naziskin in America? Era considerato obsoleto con la prospettiva di Hillary Clinton presidente. Poi invece è stato eletto Trump ed è cambiato tutto, con l’episodio di Charlottesville, due anni fa la città della Virginia fu palcoscenico, di scontri tra manifestanti di estrema destra e anti razzisti, i massacri, ed ora il neonazismo è davvero un problema nazionale.

Il regista racconta con amarezza che si erano quasi arresi girando il corto con una storia vera sullo stesso tema, quella di un neonazista che insegna al figlioletto ad uccidere i messicani, che con enorme sorpresa, li ha portati a vincere l’Oscar quest’anno.

La storia del lungometraggio, che ha già riscosso consensi a Toronto e Berlino, è quella di Byron Widner, interpretato da Jamie Bell, un neonazista pentito dell’Ohio con il corpo cosparso di tatuaggi simboleggianti l’odio. Il regista ha avuto la possibilità di trascorrere una settimana con il vero Byron, non un macho, ma un uomo che ispira  compassione e che ha percorso un cammino che lo ha portato alla redenzione.

La differenza con l’ormai classico American History X con Edward Norton è lo scenario, completamente cambiato: venti anni fa il fenomeno delle gang nazi-skin negli USA era agli inizi, molto più circoscritto quasi ingenuo. Oggi è dilagante. “Dopo l’11 settembre tutti si sono sentiti più liberi di esprimere l’odio” ha commentato il regista.