Più che l’artista dei tappi, Luigi Masecchia sentirebbe più appropriata la definizione di “creativo” dei tappi, perché le sue origini professionali si collocano nel mondo della pubblicità.

«La gente mi chiama anche Maestro e mi dà del lei ma per me gli artisti sono altri, io continuo a fare il creativo.»

Scelta ambientalista, ricaduta sociale della sua attività, estro, semplicità nei modi e simpatia: ecco Luigi Masecchia, napoletano del ’75.

Attualmente Masecchia è l’unico artista al mondo a utilizzare tappi a corona per quadri e sculture.

«Prova a digitare su Google “artista tappi metallo”, senza scrivere il mio nome, e vedi cosa vien fuori», mi provoca scherzosamente.

L’ho fatto; provateci anche voi…

Proprio attraverso il web, la International Business and Quality Management Institute (IBQMI) conosce Luigi Masecchia e la sua arte, e lo vuole negli Stati Uniti. La IBQMI, che ha sede a Cheyenne, capitale dello Stato del Wyoming, sosterrà un progetto di operatori ambientalisti americani. Il suo Managing Director EU/UK, Marcello Raffaele Avagliano, ha i primi contatti con Luigi, gli spiega i criteri di selezione utilizzati e gli illustra il progetto.

Non tutti i dettagli sono divulgabili, per ora. Le poche notizie che possiamo pubblicare sono che il progetto consiste nella realizzazione di un’opera in un luogo statunitense da riqualificare; il recupero dei tappi avverrà in loco e la loro conseguente lavorazione coinvolgerà associazioni locali di ragazzi disabili e non. 

«La domanda su come ti è venuto in testa di creare con i tappi non può mancare, Luigi.»

«L’idea è nata banalmente: un giorno vedo un vaso pieno di tappi di cui un amico barista a Chiaia sta per disfarsi. Non li buttare, Bruno… Mi possono servire, ho un’idea in mente, gli dico.»

Sopra ogni cosa, Luigi non sopporta che l’ambiente venga invaso da materiale inquinante. Da quei tappi, e dai tanti altri giunti grazie al tam tam della preghiera di non buttarli, arriva la sua prima opera. È del 2012 e si chiama Esploso, ovvero un cratere 3D visto dall’alto. «La mia rivisitazione del Vesuvio. La regalai e da lì un’esplosione di richieste».

Seguono anni intensi di produzione, vernissage, esposizioni e anche di cose molto belle per la sua vita privata. Un felice incontro in Spagna, con Roberta Iacoletti, lo porterà a esser padre e ad averla come sostegno per la miriade di nuove sfide artistiche.

A Napoli, oramai sono innumerevoli le case private, i locali, le aziende che hanno opere di Masecchia. Spedisce le sue opere anche al Nord, e all’estero lavora molto con Spagna, Inghilterra e Francia. In questi giorni, in Svizzera, a Neuchâtel, c’è una sua personale. Insomma una storia in ascesa fino a oggi, fino in America…

«Perché gli States vogliono te?»

«Evidentemente perché riconoscono e apprezzano il mio rispetto per i tappi, che significa rispetto per l’ambiente, e in senso più ampio rispetto per un senso civico molto latitante.»

Giusto per dare i numeri, dal 2012 a oggi i tappi usati da Luigi sono oltre 100 milioni, tra quelli raccolti sul territorio e quelli provenienti dall’estero. Da subito, il suo più grande problema è senza dubbio quello di trovare locali per depositare questo numero sempre crescente di tappi a corona.

«Per farti un’idea, considera che un milione di tappi occupa lo spazio di una Panda inscatolata. Avere più di 100 milioni di tappi è davvero tanto, anche economicamente parlando.»

I tappi raccolti devono poi essere selezionati per colore; questa fase viene affidata a una serie di associazioni del napoletano, come il Centro Anna Rita Buonincontro, a Casalnuovo, oppure il Centro di Riabilitazione denominato Piccolo Cottolengo Don Orione, di Napoli. Si tratta di strutture che si occupano di ragazzi con disabilità motorie e/o mentali. In cambio del lavoro da parte dei ragazzi, Luigi tiene per loro dei laboratori oppure dona ai centri delle sue opere.

Dopo la selezione, c’è la lavorazione dei tappi: con l’ausilio di stampi creati da Luigi stesso, i tappi si possono trasformare in 11 forme differenti. Nella forma originaria, il tappo è sfruttato solo per sculture formato box.

«A quali opere sei più legato?»

«Sicuramente alla Gioconda, il mio primo volto: esposta alla Biennale di Palermo nel 2015, provocò in Vittorio Sgarbi una compiaciuta sorpresa: “Geniale, sono felice di vederla!”. E si congratulò con me ma io, per l’emozione, non ricordo bene cosa mi disse. Sono affezionato molto anche alla riproduzione di Totò e alla linguaccia, il logo dei Rolling Stones in 3D. Comunque ti confido che posseggo una copia di quasi tutte le opere che ho creato, tranne che dei volti di persone.»

«E la prossima fatica?»

«Sarà dedicata a Maradona! Sto combattendo col tempo per far sì che sia il primo murales al mondo: 65.000 tappi, più di 50 metri quadrati e voglio che sia qui, a Napoli, a via Piave

A via Piave, Luigi ha un deposito-laboratorio dove si possono vedere le sue creazioni, mentre la vetrina online, cioè il sito, è visitabile qui.

Concludendo la nostra chiacchierata, capisco che il senso del suo fare non è tanto riciclare un oggetto per darne nuova vita in ambito artistico, quanto concepirlo in una visione più ampia, nella visione di un’esistenza più sana.

Per Luigi Masecchia, il tappo scartato «è il protagonista», ossia il protagonista di una vita migliore per tutti coloro che hanno sensibilità ambientale ed etica sociale.

Per saperne di più, si possono visitare la pagina Facebook e Instagram.

Luciana Pennino