Gli aneddoti di Libero Bovio
di Carlo Fedele

Mi riprometto di approfondire in seguito la vita artistica di quest’illustre personaggio autore di canzoni napoletane tra le più belle d’ogni epoca, basti pensare a “Tu ca nun chiagne”, “Guapparia”, “Lacrime napulitane”, “Reginella”, “Silenzio cantatore”, “Ncoppa a l’onna” e tante altre.
Oggi la ricerca mi ha dato spunto per soffermarmi sul carattere di Libero Bovio, una persona dalla facile battuta, che non potevo non condividere con voi che amate, al mio pari, approfondire oltre gli stereotipi.
Si racconta che un giorno Libero Bovio, nella sede della casa musicale ” La canzonetta ” di Francesco Feola, seduto alla scrivania, leggeva a Mario Spera, direttore della rivista omonima, una sua nuova lirica. Entra un gerarchetto fascista, inviato dal federale per informare il poeta che era arrivato Edmondo Rossoni, un alto esponente del partito, il quale desiderava vederlo. Costui avanza fino alla scrivania e pronunzia con molto sussiego il suo nome preceduto dal grado. Bovio, che vuole terminare la lettura della poesia, gli dice: ” Pigliatevi una sedia “. Il gerarchetto, con tono offeso, dice: “Non avete capito chi sono? ” E ripete il proprio nome e grado. E Bovio senza alzare la testa: ” Ah! Allora pigliatevi ddoje segge! “.
Era tra i napoletani ad essere sempre invitato alle prime di spettacoli e manifestazioni teatrali, ma egli, fine umorista, anche in queste occasioni ufficiali non risparmiava nessuno dalle sue battute. Si racconta a tal proposito che, invitato al teatro Politeama dall’attrice Dirce Marella ad assistere ad un suo spettacolo, ricevette dalla donna un biglietto sul quale era stampato il motto ‘Inseguimi: sono l’ombra!”. Bovio non esitò a risponderle, scrivendo sullo stesso foglio: ‘Non posso: tengo i calli!’.

Libero Bovio1
Ammalatosi nel 1941 Libero Bovio morì nella sua casa di Via Duomo il 26 maggio del 1942. Poco prima di morire scrisse i versi “Addio a Maria”, dedicati alla moglie, e che furono poi incisi sulla sua tomba, contravvenendo però alle sue volontà, in quanto per la propria lapide aveva dettato l’epitaffio:
‘QUI NON RIPOSA LIBERO BOVIO PERCHE’ GLI ALTRI MORTI DI NOTTE LITIGANO TRA LORO E GLI DANNO FASTIDIO’.
Geniale!

di Carlo Fedele