“La Bellezza salverà Napoli”: interviste a napoletani, per nascita o per scelta, che “producono” Bellezza

Cortona, raffinato centro nella Val di Chiana aretina, lo ha visto nascere. Da circa quattro anni è a Napoli e ne dirige il Museo Archeologico Nazionale.

È Paolo Giulierini: uno sguardo colorato di celeste e un sorriso scanzonato da ragazzo. Ha fatto del MANN un luogo pulsante e vivo, lontano dagli stereotipi del museo vecchio stampo: per i napoletani ormai un luogo familiare, per i turisti italiani e stranieri meta imprescindibile.

Poiché in alcuni casi dare i numeri è fondamentale, eccone alcuni: domenica 19 maggio 2019, l’Archeologico è stato visitato da 9.116 persone, dato più alto di sempre nelle statistiche museali; abbracciando un lasso temporale più ampio, sono oltre 200.000 le presenze registrate dal 28 marzo scorso, giorno di inizio della programmazione della mostra su Canova. Ancora un trend in crescita, di circa il 30%, rispetto ai numeri dello stesso periodo del 2018.

Davvero non potremmo scrivere queste cifre se tutta la Bellezza del MANN non fosse stata esaltata e incrementata dalla sapiente opera di Giulierini, designato da Artribune come miglior direttore di museo del 2018.

Questi risultati si ottengono con un lavoro di squadra, naturalmente…

«Com’è riuscito a formare da subito un eccellente team e a mantenerlo vincente?»

«Condivisione, dialogo, rispetto e capacità di ascolto sono le parole chiave», è prontamente la sua risposta. «Valorizzare le singole specificità e avere il coraggio di far emergere i più volenterosi è il passaggio obbligato, che spesso nel pubblico non è privo di contrasti…»

«Al riconoscimento come miglior direttore ha certamente contribuito la sua esperienza pregressa, ovvero quella nella direzione del museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona, che l’ha reso uno che sa anticipare i tempi.»

«Il mio precedente museo aveva una gestione di natura pubblico-privata e, dunque, per poter ospitare reperti dati in consegna dallo Stato, occorreva ottemperare a tutti gli standard previsti dal D.M. 2001. Essendo tali standard coincidenti con quelli previsti nel 2014 dalla riforma Franceschini per i musei statali autonomi, potrei dire di aver introdotto con almeno 9 anni di anticipo tali linee guida. Oltre tutto abbiamo sfruttato la propensione turistica di Cortona per realizzare una salda rete con operatori turistici e ricettività, creando un piccolo modello

Anche l’attività internazionale del MANN è molto estesa, e sostanzialmente si è sviluppata in tre macro aree:

il filone americano, grazie al legame con il Getty Museum di Los Angeles, per percorsi specifici di restauro (come nel caso del Cratere di Altamura, del IV sec. a.C.) e grandi esposizioni come quella su Villa dei Papiri che inaugurerà a fine giugno negli Stati Uniti;

il filone cinese, con lo sviluppo del percorso espositivo itinerante tra metropoli, intitolato “Pompeii. The infinite life” e realizzato con 120 reperti del nostro Museo (mostra visitata in sei mesi da oltre due milioni di persone);

il filone russo, con la sinergia con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, che ha portato alla realizzazione della mostra su Canova al MANN e su Pompei all’Ermitage.

«Che vanto, per noi napoletani! Chissà le emozioni che sente ogni volta che entra al MANN…»

«Provo orgoglio per aver contribuito a far rialzare la testa a un museo che era stato abbandonato dal pubblico e troppo spesso utilizzato come banca di prestito per mostre o come cantiere per soli, pochi studiosi.»

«Il suo mandato quadriennale a ottobre 2019 scade, direttore… Augurandole un raddoppio, ci svela un progetto a cui tiene particolarmente e che vorrebbe realizzare per il Museo e quindi per tutta la città?»

«Vorrei costruire un quartiere della cultura intorno al MANN, con a monte l’Istituto Colosimo e a valle la Galleria Principe di Napoli, l’Accademia e il Conservatorio di San Pietro a Maiella; pedonalizzare piazza Cavour e realizzare un grande viale di accesso al Museo dai giardini comunali. Mettere in rete, con servizi condivisi, negozi del quartiere e in particolare le librerie storiche, e ospitare dentro la Galleria attività e punti vendita dell’identità culturale napoletana

E io sono certa che riuscirà a realizzarlo! È fantastico vedere tanto trasporto produttivo a favore di Napoli…

«Con gli occhi di un non napoletano che però vive appieno la città, qual è, secondo lei, la cosa che più manca a Napoli per vivere meglio o bene?»

«Occorre un maggior senso dell’importanza della cosa pubblica, che deve essere considerata prevalente rispetto alla proprietà privata, e bisogna avere più propensione alla programmazione a lungo termine, anche se magari non dà una visibilità immediata dei risultati. Cuore, creatività e generosità, invece, abbondano, e sono i tesori veri di questa città

Luciana Pennino

Immagine in evidenza di Giorgio Albano