Esiste all’interno della casa dei Padri Rogazionisti di Napoli una Comunità alloggio per minori. Si chiama C. Ed. Ro. e accoglie ragazzi dell’area penale e dell’area amministrativa dando loro la possibilità di “arrevotare” la propria vita in meglio, cambiarla.

Sabato 15 giugno si è tenuta la terza edizione di “Arruvutamm”, evento che nasce per parlare di opportunità facendo sentire ai ragazzi vivo il calore e la vicinanza di tutti. All’interno della struttura i ragazzi sono impegnati in varie attività esterne ed interne per orientarli all’autonomia e alla realizzazione futura. Ogni momento della giornata, come cucinare o pulire, ha una rilevanza educativa. Con loro è nato il progetto “Ferdinandei, meno male che ci sei” che ha portato in pochi mesi i ragazzi a saper produrre deliziosi cioccolatini. Un meraviglioso progetto ideato da padre Giovanni Stefanelli, responsabile del centro educativo, e supportato da Franco di Rosa un maestro pasticciere di Mugnano di Napoli.

Sono tanti i ragazzi che sperimentano il circuito penale e, talvolta, diventa difficile rimuovere questa condizione. A conferma sono i casi di recidiva a causa di mancato completamento della scuola dell’obbligo, la mancanza di un lavoro stabile o a causa di condizioni familiari particolari e povertà estrema.

I ragazzi, nel corso dell’evento, hanno dato testimonianza del loro vissuto e di come la loro vita sia cambiata. “Quando non hai nessuno che ti aiuta l’unica cosa che puoi fare è sbagliare. La comunità mi ha insegnato il rispetto e tutto quello che mi mancava” – racconta Marco (nome di fantasia), ex ospite della comunità. “Il mio titolare ha sempre creduto in me. Combatte per noi ragazzi. Dovevo scegliere fra lui e la mia famiglia. Scegliendo lui ho dovuto abbandonare anche i miei fratelli. Non è facile cambiare quando conosci quella vita. Quando conosci il modo per guadagnare facilmente. Ho paura di tornare a Secondigliano. La mia vita adesso è cambiata “.

I racconti hanno dato voce ai tanti ragazzi che vivono in condizioni disastrate. Ci hanno reso partecipi delle loro storie di infanzia negata, di solitudine, di disagi. Di un mondo infantile derubato delle proprie illusioni, delle speranze, dei sogni. Ai ragazzi della comunità C.Ed.Ro. viene data la possibilità di scommettere sul proprio talento, allargare il loro orizzonte e lo spazio delle possibilità. Quando a padre Giovanni Stefanelli viene chiesto del rapporto educatore-ragazzo, parla di attenzione e vicinanza. “Entrare nelle maglie dei loro bisogni può veramente dare la possibilità a un ragazzo di comprendere tutto ciò che non ha compreso in famiglia. Diamo quella formazione necessaria per essere cittadini validi e che hanno a cuore il prossimo”.

All’incontro è intervenuta anche Roberta Gaeta, Assessore politiche sociali. “Sono assessore da sei anni, mi sono occupata per molti anni di adolescenti che hanno subito abusi. Ci sono percorsi di autonomia guidata sia lavorativa che abitativa e sono percorsi in cui noi crediamo”– spiega Roberta. “La vostra presenza quotidiana con i ragazzi è ciò che davvero può curare. Le istituzioni mettono in campo strumenti ma siete voi che organizzate questi percorsi. Sono percorsi difficili che dall’esterno non sono conosciuti e che vengono spesso considerati di allontanamento dalle famiglie. Al contrario, essi sono di riavvicinamento: istituiscono legami, non li spezzano”.

Maria Luisa Iavarone, docente di Pedagoga presso l’Università Parthenope di Napoli ha parlato di relazioni.  “Incontro tanti ragazzi che sono in area penale. La relazione è come un elastico: dev’essere teso da entrambe le parti perché se uno dei due capi molla l’elastico torna indietro. Qui stiamo raccontando delle belle storie che hanno un epilogo felice, ma ce ne sono altrettante che non finiscono allo stesso modo. È necessario un monitoraggio costante perché il rischio di recidiva è alto”.