“C’era una volta” è l’incipit di una storia già scritta, che va continuata raccontando ciò che “ci sarà domani”. Prendendo spunto dall’affaire Whirlpool, ecco le proposte di Confindustria al 34esimo Convegno di Capri.

L’impresa ha le sue priorità. La volontà deve essere più forte di tutto anche dell’abilità. Questo monito sia la soluzione di una crisi d’impresa quale quella di Whirlpool per salvaguardare i 420 posti di lavoro, gli interessi dell’azienda e di tutta la filiera coinvolta“.

Con questo monito, Francesco Giuseppe Palumbo, presidente dei Giovani campani di Confindustria, apre la trentaquattresima edizione del Convegno che annualmente si tiene a Capri. La Regione Campania che interviene assieme ad Invitalia per la salvaguardia delle imprese è il Paese che piace ai partecipanti di questa due giorni sullo stato di salute dell’economia e del tessuto industriale italiano.

Imprenditore meridionale di terza generazione, Palumbo nel suo intervento cita Winston Churchill: “Il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale, è la voglia di continuare che conta“. Così facendo, incoraggia la platea davanti alla quale si è parlato di guerra commerciale, in cui i dazi sono strumenti di strategia offensiva verso players che assumono le sembianze di avversari, se non di nemici. Ne aveva parlato il primo ministro Giuseppe Conte quando venne a Ponticelli per la cerimonia dei primi diplomi dell’Apple Academy e da mesi usa parlarne Luigi La Morgia, amministratore delegato di Whirlpool, per spiegare come la guerra dei dazi sia uno dei fattori determinanti nella scelta finale della chiusura della fabbrica di via Argine. Infrastrutture e giovani sono, per Confindustria, i beni che vanno tutelati, come dimostra l’affaire Whirlpool, che per Alessio Rossi, presidente nazionale dei Giovani Imprenditori, “è una pagina della storia dell’Italia più che una vicenda da relegare alla cronaca locale“.

Vincenzo Boccia, presidente nazionale di Confindustria, è intervenuto il secondo giorno del congresso. Ha annunciato che occorre passare dalla logica del conflitto a quella del confronto per la competitività. Un nuovo metodo che negli ultimi anni ha prodotto collaborazioni fruttuose per quanto inusuali, come quella tra gli industriali e le tre maggiori sigle sindacali, Cgil, Cisl e Uil, da cui è derivato il Patto della Fabbrica del marzo 2018.

Stringere alleanze che producano crescita attraverso la creazione di lavoro è di vitale importanza per la nazione che, nelle testimonianze dei giovani industriali, è “una nave senza nocchiero in gran tempesta”. Gli imprenditori snocciolano dati sul lento e progressivo indebolimento del pil italiano rispetto a quello continentale. E citando la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza, sottolineano come tra il 2017 e il 2018, il primo si è contratto del 7% mentre il secondo è cresciuto del 5.5%.

Il presidente Boccia da loro ragione, tracciando un quadro a tinte fosche. Il calo degli ordini nelle imprese del nord e la progressiva desertificazione industriale del sud, si inseriscono nella storia di un Vecchio Continente azzoppato dalla recessione della Germania e privato della stampella degli Usa, che volendo una bilancia commerciale non più passiva cercano di attirare aziende estere e mettono dazi, mentre la Cina vorrebbe arrivare al cuore dell’Europa, ovvero al mercato più ricco del mondo, bissandolo e sostituendo nell’industria. Nella sua analisi si fanno più lucidi i contorni del quadro a tinte fosche tracciato il giorno prima da Paolo Magri, direttore dell’Istituto Superiore di Politica Internazionale. L’Occidente arretra a causa dello spostamento del baricentro economico e del calo demografico, eppure nessuno riesce a prendere il terreno perso da Europa e Usa, perché i principali competitors, Iran, Russia, Turchia e Cina, mancano di progettualità forti. Per cui, il mare in cui navighiamo è sì inesplorato ma è anche vero che a noi manca la bussola.

E, così, Boccia chiede di puntare a ridurre ed eliminare i divari tra territori e persone per riattivare l’ascensore sociale, investendo su formazione e alternanza scuola-lavoro. Includendo i giovani attraverso la detassazione e la decontribuzione per la loro assunzione sia nel privato che nel pubblico.

Un sistema contributivo che assicuri a tutti dei salari dignitosi e qualità della vita piace ai giovani di Confindustria, che auspicano dal governo l’avvio di un cantiere per le infrastrutture oltre a una seria riforma tributaria che faccia pagare poco e tutti, così da attrarre investitori stranieri e rendere appetibile il Paese. Anche attraverso l’abbassamento dell’imposizione fiscale, iniziando da quella sulle materie prime di vitale importanza nello sviluppo di un’azienda, quali petrolio ed energia. Perché, come ammonisce il presidente Boccia, non è il prodotto ma il comportamento sbagliato a dover subire la penalizzazione se si vuole modificare l’economia reale tramite le scelte sul consumo di beni.

L’auspicio, quindi, è un cambio di paradigma che passa dall’abbattimento dell’evasione fiscale, dall’agganciarsi a comportamenti virtuosi, come il passaggio dalla detrazione alla deduzione, così da privilegiare chi mette in circolo tutto il proprio reddito. Il cambiamento passa dall’attrarre investitori o dal concentrarsi sui danni della contraffazione, attivando cantieri e includendo persone. Ci sarebbero circa 70 miliardi di euro di risorse già stanziate per opere infrastrutturali. La richiesta è di usarle prima che avvenga qualcosa che ne implichi l’uso urgente. Nel lungo periodo, l’Italia può fare all’Unione Europea una proposta di infrastrutture transnazionali sostenibili e finanziabili con eurobond, di cui 100 miliardi potrebbero essere chiesti dal nostro Paese. Si avrebbero a disposizione centosettanta miliardi di investimenti infrastrutturali da cui prima o poi passerà la produzione industriale nazionale ed europea.

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