Un minuto di raccoglimento alle 17.57, il “silenzio” del trombettiere dei Carabinieri, un lenzuolo bianco sul balcone di Palazzo San Giacomo. Con gesti semplici che lasciano spazio al raccoglimento, Napoli, nel pomeriggio di ieri, ha vissuto la sua Giornata nazionale della legalità. Cade nell’anniversario della strage di Capaci, in cui la mafia uccise i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, sua moglie, assieme agli uomini della loro scorta, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Il sindaco Luigi de Magistris, alla presenza del prefetto, del questore e dei comandanti dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia locale, ha deposto un fascio di fiori sulla stele che in Piazza Municipio ricorda l’attentato di stampo terroristico-mafioso compiuto da Cosa Nostra il 23 maggio 1992. “Una strage di mafia con effetti politici“, così la ricorda De Magistris, che chiede “verità e giustizia“, spiegando che: “Queste giornate servono come monito allo Stato e come sostegno alle parti dello Stato che continuano a cercarle“.

Nelle stesse ore, Giuseppe Scognamiglio, presidente della cooperativa Giancarlo Siani, dalla radio intitolata al giornalista de Il Mattino ucciso dalla camorra nel 1985, ha trasmesso una diretta a cui hanno partecipato Pasquale Del Prete, presidente FAI Antiracket Ercolano, Luigi Ferrucci e Tano Grasso, presidente regionale e nazionale della medesima associazione. Nella diretta è emerso che la mafia non è invincibile, come ripeteva Falcone, ma ciascuno deve fare la propria parte, senza demandare agli altri ciò che potrebbe fare in prima persona. La bontà di questo insegnamento è testimoniata dal modello creato da Tano Grasso e replicato dal Fai in tutto il Paese, come dimostrano anche i successi raggiunti a Ercolano. Qui, si ricorda come sotto l’amministrazione guidata da Nino Daniele, con l’aiuto del tenente Antonio Di Florio, comandante della Tenenza dei Carabinieri, e con il coordinamento di Tano Grasso, un manipolo di commercianti abbia rotto il muro dell’omertà, che teneva in scacco l’intera cittadinanza, arrivando a smantellare un’intera organizzazione criminale. “Quando nell’antimafia c’è qualcosa che non funziona, tutto il suo mondo ne viene colpito“, spiega Ferrucci, sottolineando come il telefono antiracket e altri servizi siano attivi anche durante l’emergenza, per non lasciare soli gli imprenditori e i commercianti che si oppongono al racket e all’usura. Nella diretta si traccia l’immagine di un’antimafia che è espressione delle idee di Falcone, il quale capì che la criminalità organizzata va contrastata a prescindere dal fatto che ci sia un delitto, sua manifestazione, perché esiste a prescindere da questo. Grasso rende, poi, omaggio “al magistrato che per primo entrò nelle banche per cercare il denaro dei boss“, per combattere i quali costruì un gruppo di magistrati specializzati nella lotta alla mafia, il “pool“. Ricorda i suoi primi incontri con Falcone, “l’inventore della legislazione antiracket, che sancisce l’importanza del risarcimento all’imprenditore che subisce un danno per annullare il valore intimidatorio della violenza mafiosa“. Se l’antiracket combatte la condizione di isolamento e solitudine per liberare l’operatore economico dal sopruso di cui è vittima, allora l’appello è a fare squadra, per sconfiggere la paura e con essa il cancro sociale che arriva a minacciare la sana esistenza di un’intera comunità. Del Prete invita, così, ad aver fiducia nel modello del Fai e nelle istituzioni: “Lo Stato c’è, basta cercarlo e parlare nel modo giusto“, assicura.