Il giocatore è la terza tappa della “Trilogia della libertà”, le tre produzioni della Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini incentrate sul concetto di libertà e di perdita della stessa. Dopo la società distopica dominata dalla violenza del visionario Arancia Meccanica diretto dallo stesso Gabriele Russo e l’opprimente ospedale psichiatrico di Qualcuno volò sul nido del cuculo diretto da Alessandro Gassmann, è la volta della Roulettenburg dominata dal gioco di Dostoevskij. Anche in questo caso, la grande letteratura si fa teatro; così, Il giocatore, scritto nel 1866, viene riletto e adattato per il teatro da Vitaliano Trevisan. L’allestimento è in costante bilico tra dramma e commedia e un cast affiatato ci trascina in una spirale fatta di azzardo, di passioni e di compulsioni che porta dritti in quel (non)luogo dove il desiderio si trasforma in ossessione e non si limita più a governare i protagonisti, ma finisce per soggiogarli. Una rilettura metaforica e contemporanea che ha debuttato la scorsa stagione ottenendo un grandissimo successo di pubblico e di critica e che oggi ritorna al Teatro Bellini nell’ambito della sua tournée italiana.

Teatro Bellini, dal 12 al 17 dicembre

DURATA 1h e 50 min. senza intervallo

DOSTOEVSKIJ, UN GIOCATORE

Nel 1866 Fëdor Dostoevskij aveva 45 anni, era vedovo e reduce da una relazione passionale e altalenante conclusasi malamente con Apollinarija Suslova, giovane donna dal temperamento tutt’altro che mite; pur avendo già pubblicato alcuni dei suoi capolavori tra cui Umiliati e offesi, Memorie dal sottosuolo e le prime cinque parti di Delitto e castigo (a puntate, sulla rivista Il messaggero russo) era incalzato dai creditori per i suoi debiti di gioco. Per pagarli, una anno prima, a fronte di un anticipo aveva stipulato un assurdo contratto con l’editore Stellovskij, nel quale si impegnava a cedergli per nove anni i diritti sulle sue opere, anche quelle future, se non avesse prodotto un nuovo libro da dare alle stampe entro il novembre 1866. Assorbito dalla scrittura di Delitto e castigo, aveva trascurato la scadenza fino all’ottobre ’66, quando confessò all’amico Milijukov che del nuovo romanzo, sebbene lo avesse chiarissimo nella sua testa, non aveva messo su carta neanche una parola. Aggiunse di aver deciso di non provare neanche a tenere fede all’impegno con Stellovskij, poiché si era ormai rassegnato alla rovina. L’amico lo convinse a provarci lo stesso, suggerendogli di avvalersi di una stenografa per procedere più velocemente nella stesura del libro. Lo scrittore, non senza qualche perplessità, dopo pochi giorni assunse una giovane stenografa: Anna Grigor’evna. Con lei, in soli 28 giorni, terminò la redazione de Il giocatore, consegnandolo puntualmente a Stellovskij e “vincendo” la fatale scommessa. Non solo, si innamorò di Anna, liberandosi grazie a lei del fantasma di Apollinaria. Dopo pochi mesi la sposò e nel giro di qualche anno, grazie al supporto della moglie, uscì dalla schiavitù della roulette.

Curiosamente, fu l’urgenza di trasferire su carta il vortice che risucchia il suo alter ego Aleksej (la schiavitù dal gioco, e l’insana passione per Polina, nella quale riconosciamo alcuni tratti di Apollinaria) a far incontrare allo scrittore proprio colei che lo salverà dalla stessa spirale che condanna Aleksej senza appello. Un incontro avvenuto per puro caso, lo stesso Caso che governa la pallina della roulette.

Il giocatore da Fëdor Dostoevskij

adattamento Vitaliano Trevisan con Daniele Russo Aleksej/Fëdor Dostoevskij, Marcello Romolo Il generale, Camilla Semino Favro Polina/Anna Grigor’evna, Paola Sambo Baboulinka, Alfredo Angelici Mr. Astley, Martina Galletta M.lle Blanche, Alessio Piazza Il croupier, Sebastiano Gavasso De Grieux, 

regia Gabriele Russo

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