“Lui” entra munito della sola chitarra. “Sulo“…
La scena è essenziale. Una sedia ed un leggio, lucine soffuse in una sala completamente al buio. E’ lo “stile” di Gianni Lamagna, in questo riproposto, a gran richiesta, recital di canzoni napoletane.
Stiamo assistendo a “Sulo” (ed ora sappiamo il perché di quel titolo), il concerto di un Artista poliedrico, cantante, musicista, autore, attore e tanto altro. Non sai mai come mettere in ordine questi attributi, prima l’uno, poi l’altro, è identico.
Gianni Lamagna introduce ogni pezzo parlando allo spettatore come nel salotto di casa, preciso nella descrizione, con l’accenno storico del tempo e dell’autore o degli interpreti ed i perché di quella canzone.
Grandi testi scritti, musicati, cantanti da grandi nomi quali Tagliaferro, Murolo, Bovio, E.A.Mario, Viviani, Mignonette, Pasquariello, Vincenzo Esposito, Rocco Galdiero ecc. Il Gotha della canzone classica napoletana, canzoni non di cassetta né oleografiche, forse le meno conosciute ma che nulla tolgono alla loro intrinseca bellezza, allo stile classico inteso nella sua più alta nobiltà.
C’è l’intimismo del bene e della sofferenza, una ricerca accurata di “pezzi” che vanno dritti alla coscienza dell’ascoltatore, attraverso una voce vellutata, uno stile interpretativo unico di chi passa disinvoltamente da Schoenberg a Gaetano Lama, da Goethe a Libero Bovio e tra poco, pochissimo, a Shakespeare e i suoi “sonetti” in “napoletano”.
Lamagna con «Sulo» porta in scena canzoni sue, di altri, del passato, di Napoli e d’altri luoghi, canzoni di storie personali o di vicende altrui, di terre nostre e lontane.
Mescola differenti forme di epoche musicali, stili e modalità espressive, grazie ad un singolare eclettismo interpretativo, fondato sul suo riconosciuto talento e sulla passione con la quale, durante la sua carriera, ha fatto in maniera praticamente ininterrotta ricerca sulla voce e sulla cultura musicale. Lamagna è maturato alla felice ombra di molti anni di carriera teatrale, concertistica e discografica, passando dai “I Masaniello” alla “Nuova Compagnia di Canto Popolare” di Roberto De Simone, da “La cattedrale nel vento” a Monaco ai “Racconti per i giorni di Natale” fino al concerto “Lauda intorno alla Stabat” dello stesso Maestro De Simone.

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Per Gianni Lamagna “… Ha senso la Lingua Napoletana, ha senso riappropriarsi della Tradizione, ha senso riscoprire gli autori, ha senso riscoprire i musicisti ed, innanzi tutto, ha senso riscoprire lo scrivere in Napoletano”.
Lamagna si è sempre occupato di tradizione, dalla musica barocca, al 500, alle villanelle, tutta la polifonia nata a Napoli, al grande patrimonio del ‘700, Pergolesi, Paisiello, Jommelli, Vinci…
Poi la Tradizione popolare: i grandi maestri posteggiatori, i cantatori di Giugliano, di Somma Vesuviana, dell’area avellinese, sannita, cilentana, poi il secolo d’oro con Ferdinando Russo, Di Giacomo, Bovio, Murolo, Tagliaferri, Nardella, ma anche gli “autori minori”. Poi il Teatro, Scarpetta, Viviani, Eduardo, Totò, De Simone, la nuova drammaturgia, cantanti come Gennaro Pasquariello, Sergio Bruni, Franco Ricci, e le voci delle donne, le più grandi, una su tutte: Gilda Mignonette. Infine l’epopea di quel “Neapolitan Power”, di Pino Daniele e di altri.
Tornando a «Sulo» egli porta in scena un camminare nella canzone essenziale, ma non povero, una sfida forte e suggestiva, come quelle che solo i grandi artisti sono in gradi di affrontare e domare.
Venerdì 8 maggio alle ore 21 questo affascinante recital sarà ospite della Sala Assoli in vico Lungo Teatro Nuovo 110 di Napoli, al quale seguiranno altre tappe prestigiose.
Prenotarsi è il minimo. Gianni Lamagna non va lasciato mai “Sulo”…
Biglietti disponibili presso
http://www.etes.it/