Martedì 14 maggio ha avuto luogo presso la Sala del Consiglio di Santa Maria La Nova, l’incontro dedicato all’appello congiunto per la tutela di Gerusalemme come patrimonio comune dell’umanità, lanciato in Marocco da Papa Francesco e dal re Mohammed VI, che ha suscitato reazioni contrapposte nella comunità internazionale. Per alcuni la dichiarazione non avrebbe soltanto un significato religioso, ma rappresenterebbe una visione politica sul futuro di Gerusalemme alternativa ad altre espresse da vari leader politici.

Durante il convegno sono stati approfonditi questo ed altri aspetti dell’unicità dello status di Gerusalemme, alla presenza del sindaco Luigi de Magistris, dell’attivista e uomo di teatro Moni Ovadia, del Presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia Mohammad Hannoun, dei docenti Eduardo Scognamiglio (Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale) e Pasquale Gallifuoco (Presidente ACLI Beni Culturali) e di Raffaele Cofano (direttore di Napoliflash24). Il convegno è stato moderato dal Responsabile Nazionale del Dipartimento Estero demA Alessandra Sardu, e rappresenta l’evento introduttivo della rassegna ‘Dialoghi internazionali’ organizzata dal Dipartimento Estero demA.

Al dibattito gli interventi hanno messo il focus, oltre che sull’importanza di Gerusalemme come capitale sia di Israele che della Palestina, anche sulla gravità, e sulla precarietà delle condizioni del popolo palestinese, e sulla palese e  pesante violazione dei loro diritti umani e civili. Moni Ovadia ha dato inizio agli interventi con il suo discorso nel quale ha sottolineato il suo sostegno al popolo palestinese, che combatte quotidianamente contro l’espansione degli insediamenti israeliani, che minacciano la sua stessa esistenza. Interessante la proposta dell’artista ed attivista, di scegliere Napoli non solo come capitale del Mediterraneo, ma anche come crocevia tra le varie religioni ed etnie, considerata la capacità al dialogo tipica della città partenopea.

Il sindaco ha invece voluto sottolineare i tanti aspetti comuni che contraddistinguono il popolo napoletano e quello palestinese: entrambi fieri e sensibili, accoglienti, tolleranti e ribelli al tempo stesso. Le similitudini caratteriali e culturali delle due popolazioni sono tanto più evidenti quando si passeggia tra le strade di Ramallah o di Betlemme, che “ricordano nella loro labirintica struttura i vicoli di Napoli”, ha concluso de Magistris.

Il dott. Hannoun, ha reiterato, nel suo intervento, in un dettagliato racconto, le sofferenze e le privazioni a cui, dal 14 maggio del 1947, il giorno della Nakba, sono sottoposti quotidianamente i palestinesi, soprattutto la loro mancanza di diritti civili che rende le istituzioni israeliane le artefici di una vera e propria discriminazione e persecuzione nei confronti del suo popolo. Anche coloro che sono in possesso di passaporti israeliani, vengono considerati, a tutti gli effetti, cittadini di seconda classe, con diritti e possibilità molto limitate se paragonati al resto della popolazione israeliana.

Raffaele Cofano, direttore di Napoliflash24, ha ricordato, invece, l’esperienza fatta in Palestina durante le riprese del reportage “Palestina Pace e Libertà“. “Un’esperienza indimenticabile, vissuta da palestinese e con i palestinesi” – ha spiegato Cofano – “attraverso la quale, insieme al team del giornale abbiamo potuto toccare con mano l’oppressione e la persecuzione che quel popolo sta vivendo, ma anche la sua resilienza, il suo coraggio, la sua tolleranza e la capacità di accoglienza, qualità che lo accomunano profondamente al popolo napoletano” – ha concluso il direttore.