Da oggi martedì 15 ottobre 2019, con l’apertura al Petit Palais della mostra Vincenzo Gemito (1852-1929). Lo scultore dell’anima napoletana (fino al 26 gennaio 2020) a cura di Christophe Leribault, direttore del Petit Palais e Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, con la curatela scientifica di Jean Loup Champion, Cécilie Champy-Vinas e Carmine Romano, partirà ufficialmente la “stagione napoletana” al centro della città di Parigi, a due passi dagli Champs Elysées. Un’esposizione fortemente voluta dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, al fianco del museo di belle arti parigino nell’organizzazione anche della mostra su Luca Giordano (1634-1705). Il trionfo della pittura napoletana (14 novembre 2019- 23 febbraio 2020), che vedrà la curatela scientifica di Stefano Causa e Patrizia Piscitello, accanto a quella dei due direttori Leribault e Bellenger. Per la prima volta in Francia, due mostre dal forte valore scientifico su due importanti artisti napoletani che faranno emergere aspetti poco noti: Gemito e il suo forte legame con Rodin, grazie agli studi sull’Archivio Rodin, e la profonda influenza sulla scuola francese di Luca Giordano.

La città di Napoli, dunque, sarà protagonista con la sua cultura a Parigi con le mostre, ma non solo. Accanto alle due esposizioni di Gemito e Giordano, sono previsti al Petit Palais cicli di conferenze, proiezioni di film e concerti. Per informazioni consultare il programma completo sul sito del Petit Palais (www.petitpalais.paris.fr), il museo di Belle Arti di Parigi dal 1902, costruito per l’Esposizione Universale del 1900, capolavoro dell’architetto Charles Girault, che vanta una collezione di pitture, sculture, arredi e oggetti d’arte dall’antichità fino al 1914.

Vincenzo Gemito (1852-1929)

Lo scultore dell’anima napoletana

(15 ottobre 2019 – 26 gennaio 2020)

a cura di Christophe Leribault, direttore del Petit Palais e Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte

curatori scientifici: Jean Loup Champion, Cécilie Champy-Vinas e Carmine Romano

Vincenzo Gemito è un artista, ingiustamente dimenticato dopo la sua morte. All’età di 17 anni aveva già realizzato Il giocatore di carte, la grande scultura subito acquistata da Vittorio Emanuele II, e a 23 anni vantava una serie di busti di personaggi illustri tra cui Morelli, Verdi e Michetti. La mostra parigina, allestita tematicamente e cronologicamente, propone 120 opere, tra disegni e sculture, che ripercorrono tutta la sua carriera. L’esposizione sarà poi riproposta a Napoli nel 2020 al Museo e Real Bosco di Capodimonte. Tra i capolavori in mostra c’è il magnifico Medaglione con la testa di Medusa in argento dorato proveniente dal Getty Museum di Los Angeles, il famoso Giocatore e l’altrettanto celebre Pescatore Napoletano. E, ancora il Fiociniere, la Testa di fanciulla, il Malatiello, il Pescatorello, l’Acquaiolo, il Pastore degli Abruzzi, il busto della moglie Anna e quello di Giuseppe Verdi. Ci sono poi i disegni, tra cui La Zingara e O’ Prevetariello, che rivelano il suo straordinario talento di disegnatore. La maggior parte delle opere provenengono dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, dalla Collezione di Banca Intesa che ha sostenuto anche la ricerca scientifica, dalla Certosa di San Martino, ma anche da altre istituzioni museali internazionali e da raccolte private.

E’ la prima volta che in Francia viene organizzata una mostra su Vincenzo Gemito eppure quello di Gemito può definirsi un ‘ritorno’. Fu proprio a Parigi, infatti, che l’artista, all’eta’ di 25 anni, incontrò la fama internazionale partecipando prima al Salone di Parigi e l’anno successivo, nel 1878, all’Esposizione Universale, dove presentò ‘Il pescatore napoletano’. Fu proprio a Parigi che Gemito divenne l’artista invidiato da Rodin, guardato da Degas e da Meissonier, suo padre adottivo, in breve uno dei più grandi scultori del suo tempo apprezzato in Italia e in Europa” afferma Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte. Gemito è stato un artista tenace e coraggioso la cui produzione non risentì della malattia, la schizofrenia, che lo afflisse per lunghi anni. Anzi si può dire che la sua arte è stata una forma di resistenza contro un destino difficile. Non dobbiamo dimenticare che Gemito era un trovatello, abbandonato sin dalla nascita, cresciuto tra le strade di Napoli con il suo amico Antonio Mancini, detto ‘Totonno’. Un ragazzo che si guarda attorno e con estremo realismo ritrae quello che lo circonda, dai pescatori agli scugnizzi, traendo ispirazione anche dalle antichità studiate al Museo Archeologico” continua Bellenger.

Per la prima volta verrà proposta al pubblico la corrispondenza tra Gemito e Rodin e si approfondiranno anche alcuni aspetti, mai indagati sinora dell’artista, con uno sguardo nuovo ad esmepio nel suo rapporto con la follia. Lungo il percorso di mostra, inoltre, sono stati inseriti diversi lavori del suo grande amico d’infanzia Antonio Mancini, alcune creazioni di un altro apprezzato scultore napoletano, Achille d’Orsi, anche lui molto vicino a Gemito e una ballerina di Degas volta a sottolineare l’influenza che Gemito esercitò sull’artista francese.

Degas non è stato il solo ad ispirarsi a lui: Gemito è stato un artista molto imitato, ha introdotto un realismo che inizialmente nella Parigi ‘classica’ venne definito brutto. Questa bruttezza, tuttavia, è stata all’avanguardia perché è proprio nel realismo che troviamo la verità” spiega Bellenger.