A fine anni Novanta, avreste potuto vedere una bambina, felice, insieme ai propri compagni di scuola, altrettanto felici, entrare in un grosso complesso di edifici color mattone, a Napoli, quartiere Bagnoli, su una lingua di terra compresa tra la costellazione di ciminiere dell’ex Italsider e la vastità del mare.

Bene, quella bambina, ero io. E, quegli edifici color mattone, erano quelli di Città della Scienza, punto di formazione e di divulgazione d’eccellenza di Napoli e dell’intero Mezzogiorno, mentre apriva le porte di Futuro Remoto, suo storico “festival della scienza”, a frotte di nuove generazioni, spostandone lo sguardo dal passato industriale del quartiere ad un orizzonte respirabile ed ampio.

Dal 20 al 29 novembre, Futuro Remoto sarà alla sua trentaquattresima edizione.

Ma le stanze di Città della Scienza resteranno vuote.

Non quelle virtuali, però.

E mi sarà possibile visitarle di nuovo, da docente, questa volta.

Città della Scienza e Futuro Remoto sono destinati a non chiudere. Meno che mai a causa di un virus. Anzi, sarà proprio quel virus che ci ha cambiato la vita, ad essere messo sotto la lente di ingrandimento (o, forse, dovremmo dire “del microscopio”), divenendo il “sorvegliato speciale” di questa edizione.

L’evento si articolerà in diverse sezioni: Grandi Eventi, Grandi Eventi (Cambiamenti Climatici), Grandi Eventi (International), International, Le Mostre e Le Rubriche Speciali, trattati con approfondimenti in materia di ambiente, salute, cambiamenti climatici, nuove tecnologie, arte e scienza.

Tutto ciò percorrerà l’intera iniziativa, che, come si legge nel programma consultabile sul sito internet dedicato futuroremoto2020.it, si configura come “un viaggio attraverso le metamorfosi del nostro Pianeta dovute al cambiamento climatico e ai grandi eventi di dimensione ‘planetaria’, come la pandemia da Covid19”, con lo scopo di evidenziare “il ruolo imprescindibile della ricerca scientifica e tecnologica per il nostro benessere e quello del pianeta, e in particolare nel settore biomedicale e delle scienze informatiche.”

In attesa di arrivare al 20 novembre, nutro un’aspettativa che non credo verrà disattesa.

Che, quest’anno, la scienza “messa in mostra”, con Futuro Remoto, non sarà mai sembrata così vicina alla realtà dei nostri ragazzi.