La chiesa di San Paolo Apostolo a Caivano ha aperto le sue porte intorno alle 16 di ieri pomeriggio, per accogliere i presenti (200 per motivi di sicurezza) che si sono stretti intorno ai genitori di Maria Paola, uccisa nella notte tra venerdì e sabato mentre si trovava in moto con Ciro, il compagno transessuale. Una relazione contrastata dalla famiglia di lei, che ora si è chiusa nel dolore e nel dramma di una figlia morta ad appena 18 anni e di un figlio in carcere per averla uccisa.

È un momento di grande tristezza, ma anche di speranza, quella nella vita eterna – ha detto il parroco, don Maurizio Patricello, che ha concelebrato con altri due sacerdoti -. Adesso lasciamo fuori i nostri pensieri e preghiamo per Paola. Qui siamo in chiesa, il luogo dove l’odio tace. Non c’è posto per l’odio in chiesa“. Don Maurizio ha invitato tutti a “fermare odio e violenza“, che montano “nei comportamenti come sui social” e a non “alzare bandiere ideologiche“.

Poco prima del funerale Ciro, scortato dalla polizia, ha potuto dare l’ultimo saluto alla sua amata Paola rendendo omaggio alla salma, prima che il feretro raggiungesse Caivano per i funerali. Assente alle esequie il fratello Michele, in carcere per omicidio preterintenzionale, al quale il giudice non ha ha concesso un permesso. I familiari della giovane respingono ora le accuse di omotransfobia, piuttosto erano molto preoccupati per quella relazione con Ciro, che aveva problemi con la giustizia ed era senza un lavoro. “Quella mamma e quel papà erano seriamente preoccupati che Paola e Ciro non avessero un minimo d’ indipendenza economica – ha spiegato Don Patriciello in un’intervista all’Avvenire -. E sulla tragedia accaduta mi hanno assicurato che Michele non intendeva speronare il motorino su cui viaggiavano Paola e Ciro, causandone la caduta che è costata la vita alla ragazza. Se questa sia la verità non lo so, e come me, nemmeno Arcigay lo sa, unica cosa da fare, quindi, al di là degli slogan, è attendere, senza fare e farci ulteriormente male, la parola certa che ci viene dalle indagini. Questa sarebbe “cultura dell’intolleranza”?“ ha spiegato il parroco.

La salma è stata posta in una bara bianca davanti all’altare, in chiesa, dove hanno potuto accedere solo un numero ridotto persone, mentre il resto dei presenti è rimasto all’esterno, per motivi di sicurezza. “Paola, perdonaci. Tutti noi, sacerdoti e laici, per non essere stati capaci di custodire questa tua fragile e preziosissima vita“, ha concluso così don Maurizio Patricello la sua omelia, ricordando di aver battezzato la ragazza appena 18enne il 15 giugno 2003.

All’uscita dalla chiesa il feretro è stato accolto con un lungo applauso, mentre le amiche di Maria Paola hanno lanciato palloncini bianchi e piccole colombe. Sulle loro magliette, una ragazza che sorride, in calce la scritta: “Diciotto anni non sono stati abbastanza per amare una persona come te. Buon viaggio principessa”.