Victor Frankenstein, nacque a Napoli, la città dei re, ce lo dice lui stesso, quando racconta la sua storia. Ma non è possibile! Il romanzo è ambientato in Germania, è una storia che trasuda di racconto gotico anglosassone! Perché dargli delle origini italiane, per di più napoletane? Perché non una delle altre città italiane visitate? Ci sono solo delle supposizioni a riguardo, niente di provato, ma è possibile che la scelta della capitale del regno non sia stata casuale, ma legata a qualche avvenimento drammatico nella vita della giovane coppia.

Percy Bysshe Shelley (1792-1822) e sua moglie Mary (Wollstonecraft Godwin) (1797-1851) visitarono Napoli nel dicembre 1818, e vi rimasero per tre mesi. Durante quel periodo, Shelley scrisse versi che rivelavano un certo sconforto interiore, segno di una profonda depressione.

Niente di sorprendente. Qualunque straniero abbia mai vissuto a Napoli si sente così a volte. La moglie di Shelley, Mary, amava dire: “Napoli è un paradiso abitato da diavoli …” Ancora una volta, niente di nuovo.  Tale fu l’interludio napoletano nella complicata ‘soap opera’ che fu la vita degli Shelleys (amore libero, figli illegittimi, mogli abbandonate, incesto, suicidi e chi più ne ha più ne metta – per coloro che non lo sapessero). Ma quali eventi spinsero Mary a far nascere Frankenstein a Napoli?

Il romanzo viene raccontato in una serie di “lettere a cornice” scritte da un capitano della nave che incontra Victor Frankenstein e ripete la storia che questi gli narra:
“Lui [Victor Frankenstein] mi ha poi detto che avrebbe iniziato il suo racconto il giorno dopo ...”
Poi “Capitolo 1”, la narrazione, inizia con Victor che parla nella prima persona:
Io sono di origine un genovese, e la mia famiglia è una delle più distinte di quella repubblica”.
Dopo due pagine di descrizione di come i suoi genitori si sono conosciuti, Victor dice,
Io, il loro figlio maggiore, sono nato a Napoli …”

Se Victor è nato a Napoli nella prima edizione di Frankenstein (1818), allora tutto è molto meno interessante. Mary Shelley ha forse scelto la città per caso, o per entusiasmo femminile per il viaggio che lei e Percy potevano finalmente intraprendere ora che le guerre napoleoniche erano finite e tutta l’Italia, inclusa la Napoli greco-romana, era nuovamente aperta al turismo aristocratico. Ma, se ha scelto Napoli come città natale di Victor Frankenstein in un’edizione successiva, allora le cose diventano interessanti anche se non molto chiare. Frankenstein fu pubblicato per la prima volta, in anonimato il 1 °gennaio 1818 (mesi prima che gli Shelleys mettessero piede a Napoli); nel 1823 c’era un’altra edizione che porta il nome di Mary Shelley come autore; ma l’edizione più diffusa oggi, è quella del 1831 e contiene diverse revisioni, anche se Shelley dice nell’introduzione all’edizione del 1831 che “… [Le alterazioni] sono state fatte principalmente per ragioni stilistiche. Non ho cambiato parte della storia, né ho introdotto nuove idee o circostanze.”  Nonostante tale dichiarazione, alcune parti dell’edizione del 1818 sono sostanzialmente differenti da quella del 1831, specialmente all’inizio, dove Victor Frankenstein parla della sua infanzia. Anche se la prima edizione ha dichiarato: “Io sono di nascita un Genovese, e la mia famiglia è una delle più distinte di quella repubblica”, qui Napoli non è menzionata. Mary Shelley ha aggiunto quella parte successivamente. Perché? Durante i mesi in cui gli Shelleys furono a Napoli, registrarono la nascita di una figlia, Elena Adelaide Shelley, nata il 27 dicembre 1818, che morì infante 17 mesi dopo nella città partenopea, quando i genitori avevano già lasciato il posto. Un figlio misterioso, forse illegittimo, dato che gli Shelley non credevano nella monogamia, e sul quale ci sono molte congetture.


È possibile che la nascita di Victor Frankenstein a Napoli sia più che coincidenza e che sia qualcosa che Mary Shelley ha aggiunto alla prima edizione, dopo l’episodio napoletano della sua vita, qualcosa che coniuga la nascita della sua creazione fittizia alla nascita di un figlio misterioso a Napoli.

Comunque sia, qualcosa di significativo deve essere successo nella città partenopea poiché la memoria di Napoli è rimasta con Mary Shelley per il resto della sua vita. Ha anche usato la Sibilla Cumana come strumento narrativo per far andare avanti la storia nel suo ultimo romanzo “L’ultimo uomo”.

Fonti: Naplesdm.com;  Wikipedia

  simona caruso