per i Pezzulli di Luciana Pennino: La paura e l’amore

Era un ragazzo impavido. Si chiamava Francesco Raggio, detto Checco, Checco Raggio, come lo chiamavano tutti.

Faceva parte della ciurma dei ragazzini che si formano per strada, che imparano immediatamente a cavarsela da soli, in modo lecito ma molto più spesso meno che lecito, con le parole e sovente anche con le mazzate, i cui esempi in casa – genitori, nonni, fratelli o sorelle maggiori – non sono sempre dei più efficaci.

Checco Raggio era un monello perfetto, diplomato sul campo: la sua maggiore qualità, il coraggio appunto, gli si attagliava a meraviglia, rendendolo il monello più monello. Del diploma vero, invece, quello scolastico, non se ne parlava proprio, dal momento che la scuola, nel senso di istituzione e di edificio, non lo aveva visto se non il primo giorno delle elementari, con ingresso alla second’ora e fuga dalla finestra del bagno a mezza mattina. Il resto della giornata l’aveva trascorso a scavalcare le cancellate di alcuni giardini privati, dov’erano piantati alberi da frutto, per sgraffignare arance a gogò da far trovare di nascosto a Carladora, una ragazzetta più povera del più povero in canna di tutto il quartiere. E nel farlo, non è che non avesse rischiato più e più colpi di battipanni e mattarello sul didietro!

Crescendo, questo coraggio e questi mezzi poco ortodossi li aveva utilizzati alla Robin Hood, per così dire, per difendere i più deboli dai protervi e dai tracotanti, e per continuare a regalare a Carladora, sempre di nascosto, tutto ciò di cui lei aveva bisogno.

Era diventato un paladino, un idolo, per quanto del solo quartiere, ma pur sempre un eroe buono. Carladora lo conosceva solo di nomea e perché lo aveva visto di sfuggita un paio di volte. Si era fatta molte domande sull’identità del suo benefattore e, di quando in quando, aveva ipotizzato che si trattasse proprio di Checco Raggio. In definitiva non le importava più di tanto, però: troppe angosce e troppo poche energie per lambiccarsi il cervello. Non poteva non valutare, tuttavia, che chiunque fosse stato che silente la sostentava, era una persona che per lei non badava ad agire anche contro legge, e questo un po’ la scombussolava.

Un giorno capitò che Checco Raggio e Carladora si trovassero faccia a faccia, senza possibilità di scansarsi, e fu allora che Carladora, con voce sottile ma con tono deciso, gli puntò lo sguardo nelle pupille nero carbone e gli chiese a bruciapelo: «Sei tu che mi stai facendo sopravvivere? Anche con mezzi disonorevoli?».

Fu in quel preciso istante che il primo subbuglio di cuore, intestini e ormoni, di quelli che provocano giramento di testa fino alle vertigini, cardiopalmo, affanno, sudorazione, e che si chiama innamoramento senza ritorno, si impossessarono di Checco Raggio, il quale, per altrettanta prima volta, fece cose mai fatte: esitò nel rispondere, tentennò nell’agire, balbettò, rischiò di crollare dalle gambe tremanti, ebbe timore di prendere qualsivoglia decisione, il panico gli paralizzò ogni tipo di reazione per un numero di secondi che sembrarono ore… Alla fine, non trovò che un unico modo per risolversi, che in quel momento gli sembrò, oltre che determinante, addirittura intrepido: fuggì! Corse come una lepre impallinata dal cacciatore! Solo dopo molti chilometri rallentò, si fermò e tra sé e sé si domandò: «È così che sarei Checco Raggio, eh?».

Ma di seguito aggiunse, per rincuorarsi: «Quando Carladora saprà che l’amo, mi perdonerà!».

Luciana Pennino

“L’amore è un bellissimo fiore, ma bisogna avere il coraggio di coglierlo sull’orlo di un precipizio.” (Stendhal)

A proposito dell'autore

Luciana Pennino

Il mondo e la gente mi incuriosiscono assai. Sono "leggera" nella scrittura e mi diverto nel fare ciò che mi appassiona. Penso che nulla sia più disarmante della gentilezza. Il mio esordio, nel 2017, è stato con "Primule fuori stagione" (Iuppiter Edizioni). Per Napoliflash24 pubblico settimanalmente i "Pezzulli" e curo le rubriche di interviste "La Bellezza salverà Napoli" e "Tips for Startuppers".

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