Esce a fine settembre ‘Situazioni sconvenienti’, l’ultimo album del cantautore emiliano che, intanto, si esibirà dal vivo a Salerno il 4 settembre e ci ha rilasciato questa intervista

Se non sapete come funzionano le redazioni dei giornali ve lo dico io: arrivano i comunicati stampa e i direttori li girano a chi di competenza per scrivere il pezzo; in moltissimi casi troverete dei ‘copia e incolla’ del comunicato stampa, quasi sempre senza neanche l’aggiunta di un commento. Ma non è questo il caso. Apro sempre i comunicati stampa inerenti nuovi artisti e album, e prima ancora di leggerli ascolto i brani: spesso bastano poche note per cestinarli, ma vale sempre la pena ascoltarli, perché quando trovo quello che non è da cestinare sono ripagato dalla bella sensazione di aver scoperto nuovi artisti e album diversi dagli abituali. Così mi sono ritrovato di fronte a Francesco Bellucci. Non lo conoscevo, ho aperto il link di ’20 lt. di benzina’ e mi ha colpito abbastanza da farmi ascoltare anche gli altri brani. Vi sembrerò un tipo strano, forse fuori dal tempo, ma in quest’epoca in cui l’immagine la fa da padrona e le canzoni si vendono in base alla popolarità dei video (per non parlare della Tv e dei talent), io non li guardo mai, preferisco concentrarmi sul pezzo. Se parliamo di musica è a quella che dovremmo pensare, non credete? Ed è esattamente ciò che ho fatto con 20 lt. di benzina’ , un brano che colpisce per quanto è diretto, anche violento se volete, certamente privo di quella ipocrisia di cui è impregnata la nostra società. ‘Bene’, dico a me stesso, ‘andiamo avanti’. Gli altri due pezzi sono ‘Vuoto’ e ‘Qualcuno ti pensa ancora’. Se il primo è un pezzo un po’ più introverso, ma che non perde la caratteristica di arrivare diritto a ciò che vuole dire, il secondo tratta un tema per molti scomodo e di cui pochi hanno scritto come ha fatto Bellucci: senza peli sulla lingua e visto dalla parte di chi resta in un mondo come il nostro, che l’autore attacca sempre in questi tre brani. Sorprende che abbia usato un sound ‘aggressivo’ rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare in un testo che parla di suicidio; per intenderci, qualcosa come alcuni brani di ‘Wish’ dei The Cure o anche ‘With or Without’ degli U2, ma riascoltandola (perché è sempre buona cosa farlo, nella musica come nei libri e nei film), la scelta di Bellucci diventa più comprensibile: è probabile che l’autore intenda, grazie alla musica, arrivare in modo ancor più diretto e senza alcuna sfumatura, al cuore della questione. Del resto questa è sicuramente la caratteristica dei tre brani e, probabilmente, lo sarà dell’intero album. Qualcuno si potrebbe chiedere se si sentisse il bisogno di un altro autore rock con un sound che riporta ai suoi più celebri compaesani, Vasco e Ligabue, per citarne solo due. Forse no, si potrebbe dire. Ma forse, invece, sì, eccome! Perché se è vero che dal rock di Bellucci emergono le origini emiliane di un sound che affonda le sue radici nel rock classico, nel senso che l’artista ripercorre le orme dei citati rockers suoi conterranei, è anche vero che aggiunge delle novità nei testi e nel modo di proporli. Se proprio vogliamo trovare un’analogia, si può dire che Bellucci spoglia dall’ipocrisia moderna i suoi testi, così come ha fatto un altro suo celebre conterraneo: Francesco Guccini. Canzoni così dirette e nude nei testi riportano a brani come ‘L’avvelenata’ che, ricordiamolo, Guccini scrisse nel 1976. E allora si potrebbe pensare che è un po’ come quando Ligabue canta Guccini. Tuttavia non è neanche così, perché a parte la voce e il modo di cantare che ricorda più Vasco, Bellucci usa molto più i ritornelli, la qual cosa non mi fa impazzire, anzi, se proprio devo trovare il classico pelo nell’uovo, è lì che lo vedo e, forse, nella mancanza di qualche assolo di chitarra (che sono certo non mancherà nelle esibizioni live). Questo, però, unito a un rock che, nel suo essere classico/emiliano, viene riproposto con sfumature diverse da quelle che troviamo negli altri artisti, conferisce al suo sound uno stile che lo identifica per ciò che è: Francesco Bellucci, cantautore rock italiano che, personalmente, spero non cambi idea sul genere di musica che farà in futuro. Anzi, per dirla tutta, spero che l’intero album mantenga le aspettative che mi sono fatto ascoltando questi tre brani. In attesa che a fine settembre esca il suo ultimo lavoro, ‘Situazioni sconvenienti’, ci sarà l’occasione di ascoltarlo dal vivo, che è sempre la cosa migliore con la musica: terrà un concerto all’Arena del Mare di Salerno venerdì 4 settembre, nell’ambito dell’evento ’25 May Pride’. Nel frattempo, approfittando della sua disponibilità, gli ho rivolto alcune domande per poterlo conoscere meglio. Ed ecco le sue risposte.

P.S.: “Stanotte uccido mio padre”. No, non vi sto dicendo davvero che lo farò, è semplicemente il titolo del singolo che precede l’album e che uscirà il 16 settembre. Mi è appena arrivato via mail e non posso farvelo ascoltare, ma io  l’ho fatto e posso dirvi che è cazzuto. Mantiene lo stile rock degli altri tre pezzi e, alla fine ,vi ritroverete a volerlo riascoltare non solo per la musica, ma anche per i pensieri che il testo vi infila nella mente. E ora vi lascio davvero all’intervista fatta a Francesco Bellucci.

NF24: Rispetto a ‘Siamo vivi’, il tuo primo album del 2017, i tre brani che anticipano il prossimo sono molto diversi per sonorità e testi. ‘Siamo vivi’ è molto pop con una strizzata d’occhio al funky e alla musica elettronica e i testi sono più semplici da poter essere scambiati per banali. Nei tre brani del nuovo album cambia tutto: i testi sono forti nei temi che trattano e colpiscono in modo diretto anche grazie al nuovo sound molto più rock. Com’è avvenuto questo cambiamento?

F.B.: La produzione del primo album è stata molto difficile e articolata. All’epoca ero sotto contratto con Universal e il produttore dell’album aveva spinto verso una direzione più pop-funk (per l’appunto). Prima della conclusione delle registrazioni, per tanti motivi, interruppi i rapporti col produttore. Non ero d’accordo con molte scelte che venivano prese e sentivo la necessità di essere libero, di sentirmi libero come quando a 15 anni suonavo in garage con gli amici.

Il vestito del disco, però, era già quasi fatto e in fondo il sound mi piaceva, così ho fatto qualche modifica con il mio socio Eric Ombelli e con i musicisti in studio e ho pubblicato!

“Situazioni Sconvenienti” è il disco perfetto per l’artista che voglio essere in questo momento. Mi sono riappropriato della mia vera essenza, della mia vera identità!

Ho fatto un passo indietro per farne uno in avanti!

NF24: Tutto ‘Situazioni sconvenienti’ (il nuovo album) beneficerà di questo cambiamento, a mio modesto parere, positivo?

F.B.: Assolutamente si! Questo sono io, lo sono sempre stato e sento che sarò questo suono ancora per parecchio tempo!

NF24: ‘Qualcuno ti pensa ancora’ parla di suicidio, ma dal punto di vista di chi resta e lo racconta. È ispirata a un episodio in particolare?

F.B.: “Qualcuno ti pensa ancora” è una canzone che ho scritto nel 2012. L’ho scritta di getto dopo che una cara amica aveva scelto di fermarsi lì. Ho scritto con la rabbia che mi scorreva ancora dagli occhi lungo le guance. Ho chiuso la canzone in un cassetto e non l’ho riascoltata per anni. Non credevo di trovare l’energia per pubblicarla. Poi mentre partorivo l’idea di “situazioni sconvenienti” l’ho riascoltata, faceva ancora male, ma le emozioni erano più positive, avevo fatto pace con quella storia!

L’ho pubblicata e credo sia una delle canzoni più belle che ho scritto!

NF24: La tua è la terra più rock d’Italia, si va da Vasco a Ligabue senza citare i molti altri ancora. Questo ha influito nel cambio di sound rispetto al primo album?

F.B.: Si, ha influito molto! Il fatto è che in realtà non ho mai cambiato sound… ho avuto una parentesi di disorientamento e da fuori è normale avere l’impressione di un cambiamento, ma io sono sempre stato rock! Il rock fa parte di me da sempre! Questo nuovo suono è la mia essenza!

NF24: Ci sono diverse citazioni nei tuoi brani, da Jovanotti (in ‘20lt di benzina’) agli U2 (in ‘Il mondo sta girando’). Quali sono gli artisti a cui più ti ispiri e che più hanno segnato la tua vita artistica e non?

F.B.: Le citazioni mi vengono spontanee, molti miei testi hanno citazioni nascoste! Mi ispirano tutti i grandi artisti e quando parlo di “grandi” non intendo quelli di successo… i grandi artisti sono quelli che cercano la verità, che scavano nelle loro miserie e ce le raccontano senza filtri!

Jovanotti è uno di questi! Gli U2 anche!

I miei modelli sono i cantautori: Dalla, De Gregori, Guccini, Rossi, Gaetano. Mi fermo qui… la lista è lunga!

NF24: Quale strada seguirai dopo ‘Situazioni sconvenienti’, dovremo aspettarci altri cambiamenti radicali o un’evoluzione di questo sound rock che sembra appartenerti molto più di quello pop ascoltato in ‘Siamo vivi’?

F.B.: Quello che sarà non lo so! Io sono uno di quelli che si sforzano di pensare al passato e al futuro come a due cose che non esistono… vivo solo il presente!

Oggi sono questo! Ma lo sono sempre stato e sento che lo sarò ancora per molto!

Poi te ne sei accorto anche tu… sono bastate 3 canzoni a farti avere la sensazione che questo suono è quello che realmente mi appartiene!

Eccomi! Presente!