Saranno in vendita sabato 16 e domenica 17 novembre le tremila bottiglie di passata di pomodori San Marzano dop, coltivati nel “Fondo Nicola Nappodi Scafati, un bene confiscato al clan Galasso e dato in gestione a Terra Vi.va.

Ad agosto di quest’anno, c’è stato l’ultimo atto vandalico con cui sono andati persi sessanta quintali di pomodori, quantificabili in circa novemila bottiglie. Un danno volto a contrastare la prima e principale fonte di ricavo di quest’attività imprenditoriale.

Il ricavato della prima produzione sarà reinvestito per il potenziamento dell’attività del “Fondo Nappo“, superando gli episodi di intimidazione che si sono susseguiti da luglio 2018 e che prima di questa estate avevano conosciuto un altro danneggiamento di non poco conto. A novembre di un anno fa, ignoti smantellarono parte di un prefabbricato che fungeva da serra. Il terreno, che era stato confiscato al clan già nel 2005, è stato occupato abusivamente fino allo sgombero fatto dalle forze dell’ordine, che ha permesso ad Alpaa, ente capofila del progetto di riqualifica, a Finetica e a Terra Vi.va di operare per la sua riqualifica e la restituzione alla comunità di Scafati.

Raffaella Casciello è la responsabile delle attività sociali del Fondo. Nata trent’anni fa in queste terre, attivista di Libera e Anpi dai tempi del liceo, oggi è una laureata in Filosofia con la passione dell’insegnamento, e il sogno di una rivoluzione sociale che passa dall’incontro di felicità condivise anziché dallo scontro di culture. Tornata dal quinto congresso Effat, la federazione europea dei sindacati dell’agroalimentare e del turismo, tenutosi a Zagabria, dove ha testimoniato dell’esperienza al fondo e di come sia possibile lavorare i campi senza sottomettersi a mafia e caporalato, Raffaella ha accettato di raccontare anche a Napoliflash24 quest’esperienza di resistenza. Partendo da una bottiglia di sugo, siamo arrivate al comune desiderio di sentirsi comunità.

D- Una passata con un nome al posto della marca, “9 maggio”, una scelta singolare: a cosa è dovuta?

R- La nostra salsa nasce dal raccolto di un prodotto tipico oltre che protetto dell’agro nocerino, i pomodori san Marzano, che abbiamo seminato proprio il 9 maggio, giusto il giorno prima rispetto alla scadenza del termine ultimo per piantare questa varietà, come stabilito da una disciplina regionale volta a tutelare una delle migliori eccellenze dell’agro-alimentare campano. E, poi, quella del 9 maggio è una data importante per la memoria collettiva del nostro Paese. E’ il giorno in cui Peppino Impastato fu ucciso dalla mafia. Una fine beffarda e violenta, la sua, che si incrociò con quella di Aldo Moro. Ci è sembrato giusto che un frutto nato su un terreno confiscato al clan Galasso, che negli anni Ottanta seminò il terrore nel napoletano e nel casertano, rivaleggiando con la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, avesse per nome una data così importante per chi la criminalità e l’illegalità la combatte ogni giorno facendo scelte di vita giuste.

D- E anche sane, come il tipo di economia che state cercando di far attecchire in un territorio dove il caporalato è ancora una piaga e dove le intimidazioni vi hanno colpito, o sbaglio?

R- Non sbagli, ma a oggi posso dire che non hanno distrutto il nostro progetto. Da luglio 2018, abbiamo in gestione il più grande bene confiscato alla mafia della provincia salernitana. Parliamo di un agro di dodici ettari che va recuperato e reso produttivo. Un ettaro lo usiamo per orti sociali o urbani. In pratica, lo abbiamo parcellizzato in lotti di cinquanta metri quadrati, dati in gestione a cittadini, associazioni o gruppi informali che ne facciano esplicita richiesta. Questi godranno di quasi tutto il raccolto del lotto che si impegnano a coltivare. Un decimo di esso va all’associazione che lo usa per ricavare fondi da destinare alle attività di promozione sociale. Perché il fine ultimo di noi tutti non è certo fare business, ma è la creazione di una comunità, permettendo alla gente comune di riappropriarsi di un bene che le fu tolto.

D- Di cosa parli?

R- Mi riferisco alle intimidazioni che indussero i contadini che avevano la proprietà di queste terre a cederle a un prezzo non di mercato. Questi ettari erano adiacenti alla villa del boss Galasso, che prima di diventare testimone di giustizia, ambiva a fare della sua residenza una clinica privata con cui entrare nel business della sanità privata campana. Oggi, in quella che era la sua roccaforte c’è la Guardia di Finanza di Scafati e queste terre sono oggetto di riqualifica. La passata “9 maggio” è il nostro primo prodotto. Dal prossimo anno partiamo anche con le piantagioni del cipollotto nocerino, del friariello, delle scarole, dei finocchi.

D- Quindi, un ettaro è fatto di orti sociali e gli altri?

R- Una parte è stato trasformato in frutteto. Abbiamo piantato mille alberi tra cui limoni, arance, prugne, nespole, melograni usando finanziamenti pubblici. Un giorno, speriamo di ricavarne marmellate. Un’altra parte del fondo è un vigneto di Catalanesca, nel giro di pochi anni vogliamo produrre del buon vino. Ma prima ancora di tutto questo, la nostra ambizione ci spinge a pensare di trasformare la collaborazione tra Terra Vi.va, Apaa e Ferro 3 di Arci in una vera e propria cooperativa che stabilizzi chi in quest’anno ha speso le proprie energie nella coltivazione dei pomodori, nel frutteto e nel vigneto. Da Nunzio, un ragazzo di diciassette anni che si sta impegnando a coinvolgere i suoi coetanei a cui spiega l’utilità del nostro impegno, a Salvatore, il trattorista ultraquarantenne che dissoda con sapienza la terra, rendendola più facile da coltivare, siamo un gruppo eterogeneo di centocinquanta sognatori racchiusi in più di settanta famiglie, che hanno i piedi ben piantati nella legalità.

D- Cosa spinge dei comuni cittadini a ricominciare daccapo dopo ogni atto vandalico?

R- La memoria, il sacrificio e il riscatto. Coltivare la terra educa a questo. E noi vogliamo crescere con questi valori. Non è un caso che qui si sia tenuto un campo estivo di Libera, con cui abbiamo collaborato durante l’anno attraverso progetti scolastici. La nostra è la prima esperienza della legge 109/96 per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie in provincia di Salerno. Gli atti vandalici dei mesi scorsi non ci hanno impedito di creare. Certamente, dobbiamo ringraziare le forze dell’ordine. Non hanno solo accolto le nostre denunce contro ignoti a ogni furto subito, ma ci sono stati accanto, per esempio raddoppiando le pattuglie sul territorio. Aiutandoci a raccogliere i primi risultati del nostro lavoro, che va oltre la coltivazione di pomodori e frutta e si spiega nel voler essere parte di una comunità che trasforma la terra di nessuno in un posto dove crescere i propri figli in un percorso di vita condiviso.

Sostieni questo progetto, e scegli di mangiare cibo sano e di qualità. Trovi le bottiglie di passata 9 Maggio:
– Sabato 16 novembre, dalle 9 alle 13 presso il Centro Commerciale Plaza, San Pietro, Scafati
– Domenica 17 novembre, dalle 9 alle 13 presso il Fondo Agricolo Nicola Nappo
Domenica 17 novembre, dalle 16 alle 19, presso il Centro Commerciale Plaza, San Pietro, Scafati