La Notte dell’Arte e stata un “flop” per l’assenza di permessi: mancava l’autorizzazione del pubblico spettacolo. 

La settima edizione della “Notte d’Arte a Napoli, quest’anno intitolata “Break Napoli”, dedicata all’abbattimento di muri e barriere sociali, all’inclusione e all’integrazione, non è avvenuta per la mancanza degli appositi permessi per suonare musica in un luogo pubblico: l’autorizzazione al pubblico spettacolo. Un faux pas clamoroso dell’assessorato al Turismo e alla Cultura presieduto dal neo-assessore Eleonora De Majo.

Francesco Chirico, presidente della II municipalità, è salito sul palco di piazza del Gesù per spiegare le cose tra lo sbigottimento dei tanti che erano in attesa delle esibizioni: “I concerti della Notte d’Arte sono stati ahinoi sospesi.

Alla base, da un lato l’incompleta documentazione dell’Associazione di Promozione Sociale coorganizzatore dell’evento con la Municipalità, dall’altro il mancato supporto degli uffici preposti.
Tuttavia la Notte d’Arte dal primo momento ha deciso di non voler essere una festa di piazza, ma un evento capace di lanciare un messaggio culturale e sociale, quindi a conti fatti il pozzo in Etiopia si farà lo stesso, le cartoline ai potenti del mondo per abbattere i muri che opprimono i popoli saranno spedite, le iniziative dell’unione italiana ciechi si sono svolte, le bande e le paranze musicali dei tanti ragazzi del quartiere si sono esibite, i Musei e le scuole sono stati aperti, le visite guidate, i film, il teatro e le letture sono andate avanti regolarmente.
Sono rammaricato per i tanti artisti che gratuitamente hanno deciso di essere con noi e li ringrazio dal profondo del cuore per il loro prezioso contributo, per gli abbracci, e per aver scelto di restare e fare qualche pezzo come se fossimo nel loro salotto di casa, senza microfoni, senza casse, in mezzo alla gente, decidendo così di essere inclusivi”.

Anche Gianfranco Gallo, direttore artistico dell’evento, ha così commentato sulla sua pagina social l’accaduto: “Pensavo di aver visto tutto a Napoli, stasera si è toccato il fondo. La Notte d’Arte per la quale ero stato chiamato come direttore artistico e per la quale tantissimi artisti si erano messi a disposizione ed erano già sul palco, è stata vietata per tutta la parte dei concerti. Motivo? Permessi mancanti, burocrazia, nulla. Io non so di chi sia la colpa ma, una volta che la festa per il Popolo stava per cominicare, non si poteva trovare una soluzione? C’erano le autorità e vari rappresentanti della polizia urbana, non si poteva risolvere? C’erano il sindaco, gli assessori. Quanto ancora questa città dovrà far scappare via artisti e uomini di buona volontà? Si concedono concerti a piazza Plebiscito, passaggi di carrozze per i matrimoni di chissà chi, volgarissime serenate alle finestre, si ferma una notte bellissima e piena di gioia dedicata all’inclusione, all’abbattimento di qualsiasi muro. Stasera non si è alzato un muro, si è frantumato, restano le macerie di questa allucinante città. Ringrazio tutti quelli che erano venuti e tutti gli artisti, da Tony Esposito a Maldestro, ai più giovani, ringrazio Peppe Quintale che chiamato da me aveva preso un aereo a sue spese per essere presente sul palco, ringrazio Maurizio De Giovanni che sono riuscito a fermare in tempo, ringrazio anche tutti quelli che avevano collaborato per la parte artistica. A Francesco Chirico presidente della Municipalità, ragazzo appassionato e forse un po’ ingenuo dico: ti conviene fare politica qui? Ai miei concittadini invece dico: ecco perchè qualche artista va via. Certo io non ho nessuna colpa, ma mi sento responsabile, come napoletano, della via che ha preso la mia città. E comunque oltre agli artisti vi siete persi un’idea, una visione, un punto di vista. Su quel palco avevo portato artisti emergenti ed in scaletta li avevo mischiati a quelli piu’ noti, senza relegarli nel solito ghetto, ci ero riuscito. Avreste pure ascoltato un cittadino curdo che era venuto a parlare di quello che accade al suo popolo, avreste sentito il rappresentante di Amref parlarci di extracomunitari, avreste ascoltato e visto cose nuove e illuminanti. Una squadretta di incolpevoli vigili, ve lo ha vietato”. 

“Credo che si sarebbe potuto risolvere, al di là di chi è stato superficiale. Era tutto a norma, palco montato dal Comune. Non c’è stata volontà, la vicenda è una sola: non si ha rispetto per gli artisti. Avrebbero dovuto risolverla, erano tutti lì. Quando vogliono fanno tutto. In più non sono nemmeno venuti a salutare e a scusarsi. In fondo erano solo artisti (intervenuti gratis per la città)”, ha continuato l’artista nelle sue considerazioni sui social.

Sono due gli episodi simili che si sono verificati a Napoli nelle ultime due settimane, citati tra l’altro anche tra i commenti al post di Gallo, dove lo zelo della polizia municipale ha rivelato la mancanza di permessi per altri due eventi: bloccato il 7 dicembre nella stessa piazza del Gesù un evento che si ripete ogni anno, il “Rigiocattolo”, organizzato tra gli altri dalla comunità di Sant’Egidio. Il rigiocattolo prevede una raccolta di giocattoli usati nelle settimane precedenti, e che poi son veduti nel giorno dell’evento, il 7 dicembre; il ricavato va a sostenere il progetto Dream in Africa. Ogni anno viene montato un palco dove vengono spiegati i progetti di volontariato nella città, accompagnati dall’esibizione di alcuni ragazzi alle prime armi. Quest’anno alle 17 hanno comunicato che non c’erano i permessi per l’amplificatore, cioè si poteva avere il palco, ma non si potevano usare i microfoni.

Il secondo incidente è avvenuto sui Gradini d’Andrea, sulla ribalta che va da via dei Mille alle Rampe Brancacciodomenica 8 dicembre, quando un concerto di musica gospel, organizzato dal Centro della Voce di Marina Tripodi, una scuola di canto che da cinque anni organizza una rassegna di canti natalizi in chiave gospel a Chiaia, è stato bloccato da una pattuglia di vigili urbani. I poliziotti, lampeggiante acceso, hanno fronteggiato i responsabili dell’evento chiedendo carte e autorizzazioni. Tripodi aveva tutti i permessi in regola. Ma, chi cerca trova, ed effettivamente mancava la «licenza di pubblico spettacolo», che comporta una multa da 400 a 20 mila euro. Da cinque anni la documentazione prodotta da Tripodi è stata sempre sufficiente, ma questa volta qualcosa non ha funzionato. La Tripodi era stata assicurata da un funzionario che tutto era apposto,  ora purtroppo dovrà pagare  una multa che inizialmente doveva essere anche più alta, ma che ora è stata ridotta.

Incidenti che continuano a ripetersi,  ma che nel caso del concerto di ieri sera rivelano il paradosso surreale delle nostre istituzioni cittadine: il Comune di Napoli che non autorizza una sua stessa manifestazione annunciata da tempo. C’è materiale per una farsa stile pirandelliano, che ha come protagonista un’autorità cittadina con problemi d’identità in conflitto con se stessa.