La Fescina di Quarto, monumento funebre di età romana che si trova nell’area dei Campi Flegrei, situato nella Necropoli di Via Brindisi, è il primoluogo campano della decima edizione de “Luoghi del Cuore” del Fondo Ambiente Italiano. Al secondo e al terzo posto della classifica regionale si trovano il Complesso di san Gaudioso e la Reggia di Portici. Sono questi i primi tre posti della classifica campana, stilata dal Fai in collaborazione con Intesa San Paolo. Come ogni anno, agli italiani è stato chiesto di esprimere l’amore per il proprio Paese in un momento di grande difficoltà, votando i luoghi a loro più cari, così da permetterne il censimento, la tutela e la valorizzazione. I voti raccolti in tutto il Paese fino al 15 dicembre, giorno di chiusura dell’iniziativa, sono stati 2.353.932, i luoghi segnalati sono stati 39.500 in 6.504 Comuni d’Italia, ovvero l’82,3% del totale. Nel 2020, i “luoghi amati” registrati furono 302, quindi, secondo l’associazione c’è stato un incremento del 32,5% rispetto all’edizione precedente.

Il primo dei monumenti regionali è napoletano e si trova in una zona conosciuta come Piana di Quarto, a causa della depressione
del suo sottosuolo. Il mausoleo ha la forma di una cuspide piramidale, è nata come luogo di cremazione dei defunti, ma, per molto tempo, fu utilizzata come deposito di attrezzi agricoli. Nell’area circostante sono state rinvenute tracce di incinerazioni, tombe e sepolture, oltre ad anfore e urne. Il secondo luogo che ha raccolto più voti in Campania è il Complesso di San Gaudioso, una struttura religiosa fondata nel V secolo d.C. da Settimio Celio Gaudioso, vescovo africano naufragato a Napoli, dove visse.

Complesso di San Gaudioso

Il complesso tra il XVI e il XVII secolo subì un importante restauro con la costruzione di un chiostro e di una imponente scala marmorea, attribuita all’architetto Cosimo Fanzago. La chiesa fu incendiata nel 1799 durante gli scontri legati alla Repubblica Napoletana. Il monastero, dichiarato sede di Clinica Universitaria nel 1883, fu demolito completamente nel 1920 per realizzare le nuove strutture ospedaliere. L’obiettivo della raccolta voti, lanciata dal dipartimento di Odontoiatria dell’Università Luigi Vanvitelli, con il coinvolgimento di tutti gli studenti e di alcune università straniere con le quali sono in contatto, è la messa in sicurezza dell’area al fine di renderla pienamente accessibile: il restauro degli elementi architettonici, degli accessi e del giardino permetterebbe, infatti, di creare un percorso che permetta di visitare il luogo. Il terzo luogo del cuore è la Reggia di Portici, voluta da Carlo di Borbone, che ne ordinò la costruzione tra 1737 e 1742.

La Reggia di Portici

Molte famiglie aristocratiche, incoraggiate del re, acquistarono terreni o fecero costruire ville nei dintorni della reggia, creando il fenomeno architettonico delle Ville Vesuviane, divenuto Patrimonio dell’Umanità Unesco. Oggi, un’area del Palazzo Reale è sede del Museo Ercolanense, voluto da re Carlo di Borbone per raccogliere i reperti portati alla luce nel corso degli scavi dell’antica città di Herculaneum, sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Attualmente il sito è visitabile solo in maniera
parziale. A seguire, si segnala la Darsena di Pozzuoli, dove sorge la Chiesa dell’Assunta a mare, un edificio dedicato alla Purificazione di Maria. Costruito nel 1621 a opera della omonima Confraternita per la sua posizione molto vicina all’acqua affronta gravi problemi di infiltrazioni che ne rendono urgenti alcuni interventi di recupero. A seguire, si trova la Floridiana, la villa neoclassica di Napoli che faceva parte della più vasta tenuta che Ferdinando I di Borbone donò alla moglie Lucia Migliaccio di Partanna, che ne fece la sua residenza estiva. Fu realizzato dall’architetto Niccolini, allievo del Vanvitelli, nel 1817-19. Nel parco dalla fitta vegetazione, la Floridiana custodisce un teatro all’aperto, un tempio in stile ionico, oltre a scale e dirupi, grotte e affacci, finte rocce e fontane, elementi naturalistici e opere edilizie. Comprato nel 1919 dallo Stato e destinato nel 1931 a sede museale, oggi ospita il Museo delle Ceramiche Duca Di Martina. Il parco, parzialmente chiuso, necessita d’interventi strutturali. Dal cuore di Napoli passiamo a quello di Salerno, dove sorge il successivo luogo del cuore. Si tratta del Larghetto di San Pietro in Camerellis, uno spazio urbano che prende il nome dall’omonima chiesa vi che si affaccia, ricostruita a seguito dei bombardamenti subiti nella Seconda Guerra Mondiale. Alla fine del secolo scorso, l’artista ceramista Ugo Marano lo aveva arricchito di una lunga seduta in ceramica e di un’opera intitolata “Fontana Felice“, vandalizzata dopo breve tempo e successivamente sostituita da un’aiuola. E’ poi la volta di uno dei borghi medievali più belli del Cilento, Pisciotta, del quale è stato votato sia il centro storico sia la Chiesa madre intitolata ai Santi Pietro e Paolo, il quale necessita di un intervento complessivo di manutenzione e valorizzazione oltre che creazione della creazione di percorsi accessibili ai disabili. A seguire, si trovano il Santuario di Sant’Anna a Lettere, un’opera della fine del XVI secolo su un’altura dei Monti Lattari, la quale necessita di un intervento di riqualificazione dell’organo e della congrega, e la Chiesa di Santa Maria della Pietà, a Benevento, antico eremitaggio sorto nel 1170 per volontà del cardinale Alberto Morra, futuro Papa Gregorio VIII, e poi diventato un posto di preghiera per i braccianti e i mugnai. Il suono delle campane ha per anni scandito il tempo del lavoro della gente del quartiere, ed è stata da sempre punto di socializzazione oltre che di preghiera. Dal 1962 la chiesetta ha iniziato a ospitare anche attività dedicate ai più giovani e alle famiglie rappresentando il centro di aggregazione e socializzazione del quartiere. Sempre a Benevento è stata votata l’Antica Fonderia dell’ITI Lucarelli, punto di riferimento della città. Le origini risalgono al secolo scorso, quando fu istituita la Scuola Tecnica di “Arte e Mestieri”, che divenne in pochi anni un modello. Una fabbrica che era anche una scuola: l’intervento di recupero dei macchinari proposto dal comitato “ITI Lucarelli” ha come obiettivo la realizzazione di un museo didattico di archeologia industriale.

Nella classifica campana si annoverano, infine, i Forni Storici dell’antica masseria di Caravita di Cercola, cittadina situata alle falde del Vesuvio, nello storico quartiere di Caravita, dove si trovano ancora oggi numerosi forni antichi; la Villa Favorita di Ercolano, una delle più sontuose abitazioni vesuviane del XVIII secolo, realizzata da Ferdinando Fuga a partire dal 1762 e acquistata da Ferdinando IV di Borbone che la destinò a residenza reale e ampliò il parco fino al mare; il Ponte della lavandaia e il vecchio mulino di Montella, in grado di macinare 7.200 kg di grano, grazie alla particolare presenza di due macine, funzionante dall’ottobre del 1565 e attivo per quasi quattro secoli. I canali di adduzione dell’acqua e la
struttura del mulino vennero distrutti dai bombardamenti anglo-americani; la Chiesa di Sant’Antonio Abate a Capodrise con l’architettura tardogotica edificata su un edificio più antico datato tra l’VIII e il IX secolo, al centro del pavimento vi è la lapide datata al 1611 con lo stemma della famiglia De
Filippo, proprietaria fin dal 1482, che contiene i resti di un sacerdote della famiglia. I dipinti, risalenti al XIV, XV e XVI secolo, riproducono temi e
soggetti cristiani completamente diversi tra loro, tra i quali si ricorda
un San Giorgio che uccide il drago. Fu necessario un primo intervento di recupero già nel 1980, a seguito del terremoto che colpì l’area.