A Vittorio Feltri, direttore di Libero, non piace Camilleri. E questo ci sta. È la libertà, bellezza. Così come a noi non piace il pensiero, il modo di scrivere, di essere e di apparire del giornalista nordista. 
Ma il de profundis con cui ha seppellito lo scrittore siciliano (“L’unica consolazione per la sua eventuale dipartita è che finalmente non vedremo più in televisione Montalbano, un terrone che ci ha rotto i coglioni”), oltre che di pessimo gusto, rivela l’indole primordiale di una maschera che crede nel valore dissacrante del “politicamente scorretto”, perché non sa, o dimentica, che la civiltà del pensiero passa anche attraverso la civiltà della parola. 
Ma Feltri è così. Dà del terrone a Camilleri-Montalbano, il più grande e popolare scrittore degli ultimi decenni, non accorgendosi che 
così sta offendendo se stesso e la sua intelligenza. Decenni di carriera che rischiano una brutta deriva. 
Noi meridionali siamo terroni? Sì, ma siamo terroni di talento. Sono gli insegnanti meridionali che insegnano ai “figli” del Nord le basi della storia greca e romana che sono a fondamento della civiltà occidentale. Sono i terroni meridionali che hanno creato negli Anni 
Sessanta il boom economico; sono meridionali i ricercatori impegnati nella sfida dell’innovazione; sono scrittori terroni come Camilleri che vendono libri in tutto il mondo e danno lustro al Paese. 
Quindi, egregio Vittorio Feltri, continui pure ad offendere i meridionali se questo dà un senso alla sua vita. Lei esprime l’anima di quel Nord che non si nasconde e che manifesta disprezzo verso i meridionali. 
Ma noi la ringraziamo, perché con le sue invettive e insolenze riuscirà nello scopo di svegliare dal torpore quella parte di Sud che ha deciso di affidarsi alla Lega, di abbracciare le bandiere del nemico e di comportarsi come gli agnellini i giorni di Pasqua. 

Patrizia Sgambati