Ogni martedì alla Mediateca Santa Sofia è in programma “Cinema al quadrato. Il cinema che si racconta”.   Ingresso gratuito.

Uno scorcio di umanità, che nei prossimi tre martedì sarà sotto il segno di Fellini.

La stessa umanità di cui Napoli, nel bene e nel male, pullula, divenendone un laboratorio a cielo aperto. Laddove le città industriali e terziarie la immagazzinano in stanze strette e silenziose o tra i tornelli che immettono nelle moderne unità di montaggio integrate.

Per le sue strade, scorrono le emozioni arcaiche che Fellini decanta ne “La strada” (in programma martedì 20 novembre), ne “Le notti di Cabiria” (27 novembre) e in “Amarcord” (4 dicembre).

Il prossimo martedì, dallo schermo della Mediateca, Gelsomina inizierà il cammino lungo una strada, fatta di personaggi dal cuore gentile, come il suo. Venduta ad un egoista saltimbanco, che ne diventa il padrone, Zampano’. Destata del Matto, un clown saggio, che muore ucciso da Zampanò. Abbandonata sul ciglio della strada, perché ormai malata di dolore per la morte dell’amico clown e poco produttiva, stando ai canoni del rozzo saltimbanco. Lungo la strada, Gelsomina semina gentilezza a suon di note, a volte stonate. E muove le corde del cuore egoista di Zampanò, che, cercatala, piange di dolore, avendola scoperta morta.

Muore, Gelsomina, ma non perde la vita. Perché ritorna libera e cosciente. Quanto Cabiria, che trascorre le sue notti lungo una strada disseminata di incontri sbagliati. Prostituta che prega dinanzi al Divino Amore per un miracolo, che si rivela illusione nell’incontro con un uomo, che le ruba la speranza più che la moneta. La gioia della gioventù, incrociata in un bosco, le dona nuova linfa per riprendere il cammino lungo la sua strada.

Che è anche la nostra. Fatta di incontri fortuiti. A volte giusti. A volte sbagliati. Di compromessi e di tradimenti. Accompagnati da una tromba che ci infastidisce. Eppure può ridestarci dall’indifferenza della nostra comfort zone.

In essa, appiattiamo le emozioni in nome di ciò che ci rassicura. Ciò che a livello esistenziale è la comfort zone, a livello storico è la provincia di Amarcord. Fellini disse che in questo non-luogo c’è l’ignoranza che ci confonde. Lì si trova la causa emotiva, oltre che socio-economica, del fascismo. Da intendersi non in senso partitico, quanto come fattore umano. Per Fellini, la causa psicologia ed emotiva del fascismo degli anni Trenta, come della recrudescenza odierna, potremmo dire parafrasandolo, è nel desiderio atavico di voler restare bambini. Scaricando le colpe sugli altri. Vivendo nel conforto di qualcuno che penserà a noi e per noi. L’adolescenza sta all’individuo come il fascismo sta alla nazione. Amava dire.

In Amarcord, Fellini trasforma l’emozione in parata. Qualcosa di “buffo ed inutile”, sintomo di una malattia che è dentro ciascuno di noi e a cui si è dato sfogo col fascismo.

E che sempre più spesso vediamo sfilare lungo le nostre strade.

Pamela Cito