Resteranno per sempre, come sibilo rumoroso le parole spese da Marina Ripa di Meana.

Ultimo importante gesto,  in linea alla sua personalità e al suo modo “fattivo”  di aver condotto l’intera vita.

La precisa volontà di lasciare un messaggio in un modo così rumoroso da non poter passare inosservato.

Con il testamento registrato e la sua voce fortissima nell’ultimo sibilo di vita, ha impresso indelebilmente nelle coscienze un tema importante, che inevitabilmente segnerà  la svolta, il passaggio, dal buio di una legge approvata nel lontano 2010 e rimasta sconosciuta a due italiani su tre, alla luce della conoscenza di tutti . La legge sul diritto alle  cure palliative e alla terapia del dolore.

Ancora una volta Marina ce l’ha  fatta, ha sposato una causa mettendoci la faccia, il cuore e le sue ultime energie.

E Marina è stata maestra di cause impossibili, maestra di provocazioni rimaste nella storia, convinta animalista aveva puntato sulla sua notorietà per condurre le sue battaglie.

Fece scalpore nel 1996 una sua foto, dove nuda con le braccia incrociate e il pube rigoglioso di peli mostrava una scritta all’altezza delle cosce che recitava così : ” L’unica pelliccia che non mi vergogno d’ indossare”.  Le immagini del suo nudo integrale apparvero su manifesti di sei metri per tre, a Milano e Roma. Aveva condotto svariate campagne contro lo sterminio dei cuccioli delle foche, contro le corride, contro gli esperimenti nucleari francesi nell’atollo di Mururoa, contro lo sventramento del Pincio, contro la chiusura dell’ospedale di S. Giacomo nel cuore di Roma.

Certo di strada ne ha fatta tanta, da Reggio Calabria a Roma dove a Piazza di Spagna  aprì un atelier con la sua amica Paola Ruffo di Calabria e entrò  di fatto a far parte della mondanità della capitale.

La sua  “dolce vita” si consolidò nel 1964 quando sposò  Alessandro Lante della Rovere, da cui nacque  la figlia Lucrezia.

Sul suo cammino grandi personaggi, Moravia e Pasolini, Mario Schifano e Tano Festa, Franco Angeli con il quale ebbe una relazione extraconiugale assai burrascosa e ancora Lino Jannuzzi di cui scrisse con dovizia di particolari nel suo best seller “I miei primi quarant’anni.

Nel 1982 sposò in seconde nozze Carlo Ripa di Meana e al suo matrimonio furono testimoni  Alberto Moravia, Goffredo Parise e Bettino Craxi.

Tante le collaborazioni in TV e al cinema, ha scritti numerosi libri in cui ha spesso raccontato la sua vita.

L’ultimo, Colazione al Grand Hotel è forse il più maturo, un libro intenso sulla frequentazione dell’autrice con gli amici Parisi e Moravia che testimonia quanto le amicizie della “diva” abbiano influito, arricchendo, la sua personalità.

Resta nella memoria dei più con sentimenti contrastanti, la sua personalità trasgressiva infatti ha diviso nel corso degli anni chi ammirava le sue imprese e chi viceversa puntava il dito verso le sue stravaganze.

Ha vissuto  “come voleva”, incurante dei bacchettoni benpensanti, come lei stessa amava definire i suoi giudici in terra.

E’ morta “come voleva”, lasciando a tutti noi, bacchettoni o liberali, il ricordo del suo sorriso, la malinconia dei suoi occhi e l’esempio della sua grinta.

Buon viaggio Guerriera

Lucia Montanaro