Come si faceva un tempo a rinfrescare le bevande senza quel… benedetto frigorifero?
L’uomo, alla ricerca del freddo conservabile, accatastava neve e ghiaccio… ma a Napoli ovviamente questo era impossibile per la mancanza di… materia prima.
La scienza arrivò poi a produrre ghiaccio artificiale, dando vita ad una industria ed all’inevitabile conflitto con i venditori di ghiaccio naturale.
Chi non ha nei suoi ricordi l’uomo col carretto che distribuiva le stecche di ghiaccio (anche mezza o un quarto), o le fette d’anguria appoggiate sulla stecca o il macinino del ghiaccio a manovella per la granita, prodotta talvolta grattando la superficie della stecca, la grattachecca dei romani e “‘a grattata” di noi napoletani?
Il ghiaccio veniva prodotti in pani lunghi un metro, cm 20×20 di lato, stoccato in paglia di riso che funzionava da impermeabilizzante e non produceva muffe, trasportato su carretti dopo aver avvolto i vari pezzi in pesanti teli di juta, tipo sacchi. La fornitura era rivolta a osterie, rivendite di generi alimentari e privati, si tentava di rinfrescare acqua, bibite varie e prodotti facilmente deperibili sistemandoli dentro un cassone di legno chiuso, rivestito all’interno di fogli zincati, dove su dei listelli di legno venivano poggiati delle stecche di ghiaccio artificiale tagliate a metà.
Il ghiaccio serviva anche a preparare la granita casalinga. Non esisteva il tritaghiaccio ma un pezzo non troppo grosso veniva posto in una tela molto spessa e con il martello lo si frantumava. Posto in un bicchiere o una scodella, vi si versava un pochino di sciroppo di menta o di amarena e la granita era pronta Non importava se il ghiaccio non era di grana sottile e uniforme. Più era grosso più sarebbe durato.

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Chi vendeva ghiaccio alle famiglie disponeva generalmente di un seminterrato molto fresco e le stecche di ghiaccio venivano sistemate dentro le casse di legno.
Coloro che si recavano ‘a accattà ‘o gghiaccio per non congelarsi le mani, portavano ‘na mappina da casa e se la stecca era intera se la caricavano su una spalla. Immaginiamo quanta artrosi c’era in giro all’epoca…
Ricordo, io piccolino, accompagnato da qualche fratello più grande, quando a casa di ghiaccio ne serviva in abbondanza specie in occasione di qualche festa con parecchi invitati, ci recavamo presso il Ponte di Sant’Antonio a Mergellina dove c’era un rivenditore di ghiaccio. Per fortuna che si abitava a due passi…
In casa il pezzo di ghiaccio acquistato veniva ulteriormente tagliato, lavato e messo direttamente nella vasca da bagno ben pulita e dove comunque era stata adagiata qualche lenzuola. Meloni e bibite riempivano la vasca in attesa di essere consumati freschi. Rotto a pezzi con un martello il ghiaccio riempiva brocche di vino bianco cu ‘a percoca e ulteriormente triturato veniva sparso sui vassoi con le angurie.
E pensare con quale naturalità si effettuavano un tempo queste che oggi per molti sono fatiche… Certo, la comodità, indispensabile del frigo, ma vuoi mettere il sapore particolare di quei tempi e quelle piccole azioni quotidiane che a pensarci ti mettono, a maggior ragione visto l’argomento, ‘o friddo ‘ncuollo?
Faciteve ‘na grattata, ca è meglio… quando fa troppo caldo…

di Carlo Fedele