Continua Suoni contro muri, la rassegna musicale, nata da un’idea di Marisa Laurito, che mette in scena molti talenti e fa spettacolo miscelando le arti universali. Pittura, scultura, musica che sono arti affini nonostante approccino con differenti metodi alle fasi realizzative, riuscendo però a suscitare in fase performativa emozioni molto simili. 

Suoni contro muri, 6 testimonial per 6 musicisti accompagnati da 6 artisti di arte contemporanea in 6 concerti: “ho voluto chiamare cosi questa rassegna – spiega la Laurito – perché i teatri sono ancora chiusi, e gli artisti vivono un periodo di grande mortificazione, sentendosi sempre più isolati. Proprio per questo oggi e ora, noi artisti dobbiamo essere compatti, stare insieme ed essere generosi l’uno con gli altri. In questa rassegna sei artisti importanti e riconosciuti a livello internazionale – Renzo Arbore, Stefano Bollani, Eugenio Bennato, Tosca, Peppe Barra e Maurizio de Giovanni – raccontano, perché appassionati, la musicalità di 6 bravissimi musicisti: Gianni Conte, Lorenzo Hengeller, Tommaso Primo, Fiorenza Calogero, Suonno d’ajere e Flo. Grazie al museo Madre, nella persona di Laura Valente, presidente uscente che ha abbracciato la mia idea, intervengono in questi concerti con le loro immagini, 6 potenti artisti di arte contemporanea: Lello Esposito, Enrico Benetta, Roxy in the box, Giuseppe Riccardi, Chiara Pirollo e Valeria Laureano. Oggi più che mai, dobbiamo essere uniti! Soprattutto gli artisti che hanno il dono del talento e della sensibilità. Alla fine di questa rassegna, in “bonus track”, trasmetteremo EgoSistema, un concerto di Maldestro.”

Questa settimana mercoledì 17 marzo (ore 19 e ore 21) – venerdì 19 (ore 20) – domenica 21 (ore 18) è la volta di Eugenio Bennato e Fiorenza Calogero con Eugenio Bennato racconta Fiorenza Calogero
accompagnata dalle opere di Enrico Benetta

NapulAnnúra

Eugenio Bennato, Fiorenza Calogero, voce Marcello Vitale, chitarra battente Carmine Terracciano, chitarra napoletana Vito Ranucci, sax soprano e vocoder Gabriele Borrelli, percussioni elaborazioni musicali Marcello Vitale e Carmine Terracciano.

Fiorenza Calogero
appartiene a una ristretta schiera di interpreti di canzone napoletana che si sono sottratti a quel cliché, a volte negativo e pesante, che grava sulla città. Lei si affida a interpretazioni di grande eleganza e di grande stile. Una caratteristica fondamentale della sua performance è la direzione musicale affidata a Marcello Vitale, chitarrista di chitarra battente. All’inizio di Taranta power compimmo insieme un percorso di riscoperta di questo straordinario strumento che viene dal passato del nostro sud, vissuto oggi – da me come da lui e da tanti altri – in chiave contemporanea e moderna per adeguarlo a una realtà metropolitana odierna.
Vi invito a non perdere questo concerto di Marcello e Fiorenza, così come non me lo perderò io,
ricordando anche che Fiorenza è di Castellammare di Stabia, così come quello che io considero il più grande
poeta d’arte napoletana del ‘900, Raffaele Viviani, del quale ci regalerà qualche interpretazione. Ci saremo » tutti ad applaudirla da lontano, silenziosamente: questo lockdown ci offre anche la possibilità di vivere dei concerti in cui ci sia il silenzio che mette in risalto la bellezza della musica.

NapulAnnúra

Con NapulAnnúra, Fiorenza Calogero mette a nudo l’anima di Napoli facendola vibrare di passione.
Fiorenza rivisita, secondo lo stile peculiare che da tempo la contraddistingue, le opere dei grandi maestri della canzone napoletana. L’artista passa da Renato Carosone a Sergio Bruni, da Angela Luce a Concetta Barra, spingendosi fino al Settecento napoletano. Un periodo di grande vivacità culturale che ha contribuito a rendere Napoli la capitale europea dell’arte, del teatro e soprattutto della musica.

Maggio se ne va (Pino Daniele)
Scètate (Ferdinando Russo – Mario Costa)
T’aspetto ‘e nove (Enzo Bonagura – Renato Carosone)
                                                Lo cardillo (trascrizione Ernesto Del Preite – Pietro Labriola)                                                 Rundinella (Rocco Galdieri – Gaetano Spagnolo)
Tutt’ ‘e ssere (Giuseppe Cioffi – Gigi Pisano)
Giacca rossa e rossetto (Nisa – Renato Carosone)
Bambenella (Raffaele Viviani)
La rumba degli scugnizzi (Raffaele Viviani)
Canzone appassiunata (E.A. Mario)
Tre fronne e tre sciure (Enzo Avitabile)
Lo guarracino (Anonimo)

Enrico Benetta (Montebelluna, 1977) si diploma nel 2001 in Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. La sua pratica è caratterizzata da un linguaggio che si muove su diversi registri stilistici e la fusione di fonti culturali lontane tra di loro. Tratto distintivo delle sue opere è il carattere di stampa Bodoni, divenuto la sua cifra stilistica, base per la creazione di un’originale e casuale “trama” visiva e l’acciaio corten, materiale naturale usato per le sculture. Ha partecipato alla 54a Esposizione internazionale d’Arte Biennale di Venezia, padiglione Italia, dieci artisti selezionati dalla Fondazione Roma, 2011 e all’edizione 2012 delle Giornate europee del Patrimonio con la mostra “Questione di carattere” alla biblioteca Palatina – museo Bodoniano, Parma. Nel 2015 prende parte alla mostra “Five Colours” ad Art Basel Miami e in collaborazione con la Biennale di Venezia, realizza una nuova serie di opere per “The White Shhh” presso la Venice Projects Fenice Gallery. Nel 2016 partecipa alla collettiva “Dall’oggi al domani. 24 ore nell’arte contemporanea” presso gli spazî del Macro, Roma.