Fino agli esami di maturità del 2019, le uniche preoccupazioni dei ragazzi, nell’entrare a scuola all’alba del fatidico giorno degli orali, sono sempre state, più o meno, le stesse:

“Da dove comincio?”

“Come collegherò diritto e inglese?”

“Quanto mi tratterranno?”

Quest’anno, invece, queste ataviche domande hanno trovato la compagnia di nuovi, insospettabili dubbi:

“Ho igienizzato le mani, all’ingresso?”

“Ce l’ho la mascherina di ricambio?”

“Mi sarò avvicinato troppo, al compagno?”

Già. Perché, adesso, oltre che con la commissione, nell’ultimo (ed unico!) step degli esami di Stato di quest’anno, i già “maturi” e i maturandi hanno dovuto e dovranno vedersela anche con lui, il Coronavirus, o con il fantasma di quest’ultimo, per chi sostenga che il virus si sia già abbondantemente estinto.

Con lui e con il documento di valutazione dei rischi, redatto da tutte le scuole, in base a quanto richiesto dal Testo unico sulla sicurezza sul lavoro D. Lgs 81/2008. Un testo che, proprio come un comune mortale, si è dovuto, suo malgrado, adattare alle nuove disposizioni in materia di COVID-19.

Ecco, quindi, cosa ha ordinato il perentorio documento al maturando-tipo nella scuola in cui insegno.

Entra con la mascherina. Meglio se ne hai anche una “di scorta”.
Igienizza le mani all’ingresso, poi, estrai l’autodichiarazione in cui affermi, sotto la tua responsabilità, di non rilevare sintomi imputabili a COVID-19 e di non esserti sottoposto a comportamenti a rischio di contagio.
Dovrai trovarti nei pressi dell’aula in cui avverrà il colloquio quindici minuti prima dall’inizio dell’esame, mantenendoti ad un metro di distanza da tutto e tutti. Se hai un accompagnatore, queste regole varranno anche per lui.
Quando sarà il tuo turno, prima di entrare nella stanza in cui si terrà l’esame, igienizza le mani, e poi accomodati alla tua postazione.
Sarai a distanza di almeno due metri da qualsiasi membro della commissione, il che ti permetterà di affrontare il colloquio sospendendo momentaneamente l’uso della mascherina.
Dopo l’esame, indossa la mascherina, continua a rispettare la distanza di sicurezza di un metro.

Posso dire che, per i ragazzi già “maturati” che ho avuto modo di esaminare, tutti questi step sono stati scrupolosamente rispettati.

Mascherine, gel igienizzante, distanza di sicurezza. Tutto.

Assenza di saluti, di abbracci, di pacche sulle spalle. Niente.

Al massimo, quell’arrivederci gomito-gomito, roba di ossa, senza sorrisi a fare da intermediari, imbavagliati da una mascherina.

Che veniva voglia di dire: “infischiamocene delle regole! Siamo i vostri prof., abbiamo condiviso un anno unico, siamo sopravvissuti ad una pandemia…e, nonostante tutto, ce l’avete fatta, ce l’abbiamo fatta!”

E, invece, abbiamo rispettato il documento, le ordinanze, le normative.

Noi. Sei professori. Tutti lì. Con gli occhi che ridevano, e una smorfia sulla bocca nascosta dalla mascherina. Noi, a veder volare via dalle nostre mani gli uccellini caduti dal nido, che avevamo accudito, e che adesso volavano via, con il rischio di non ricevere neanche un battito d’ali a mo’ di carezza, per un addio.

Ecco. Questo rischio, il documento della mia scuola, proprio non lo aveva considerato.

Ma, noi, l’abbiamo corso lo stesso.

E siamo stati subito contagiati. Da un’immensa malinconia.