Nonostante l’emergenza Covid-19 occupi un posto dominante nelle agende politiche ed economiche italiane, in Campania – e non solo – dovrà essere risolta a breve la grana relativa alle elezioni regionali. Previste per luglio 2020 data la naturale scadenza del mandato di De Luca, sono state poi prorogate a data da destinarsi, a causa della pandemia. Tuttavia, l’attuale governatore campano – che intende capitalizzare il forte gradimento guadagnato negli ultimi due mesi – ha le idee chiare: “se il contagio rientra, al 90% si potrà votare nell’ultima settimana di luglio.

Da politico navigato, però, De Luca si è guardato bene dall’esporsi già così in anticipo, ammettendo che “la decisione potrebbe essere presa a fine maggio, in concertazione con il Ministero della Salute e gli epidemiologi, che – prosegue il governatore – prevedono una nuova ondata di Coronavirus il prossimo autunno, oltre alla normale influenza“. In tutti i casi, il lasso di tempo utile per andare al voto, sembra essere quello tra luglio e novembre prossimi. Qui arriva l’ulteriore obiezione di De Luca: “a settembre riapriranno le scuole. Se votassimo in quel periodo, dovremmo chiudere i plessi scolastici, sanificarli, e poi sanificarli di nuovo per il ritorno dei ragazzi nelle classi. Ci sarebbero molti rischi“.

Come era prevedibile, non si è fatta attendere la risposta del centro-destra, al quale – contrariamente al calcolo politico di De Luca – converrebbe guadagnarsi nuovamente uno spazio mediatico, dominato dallo sceriffo salernitano negli ultimi due mesi. “Se per il governatore il problema è di non lasciare le Regioni in mezzo al guado – afferma Severino Nappi, di Il Nostro Postola soluzione equilibrata c’è ed è un’altra. Alla naturale scadenza del suo mandato, il governo nomini dei commissari che gestiranno le attività amministrative per i mesi occorrenti a garantire la serenità del voto e la democrazia della campagna elettorale“. Ragion per cui, conclude Nappi “votare a luglio, e cioè tra circa 60 giorni, con le persone seriamente preoccupate a far ripartire il proprio lavoro, con i lutti ancora freschi, con i malati ancora convalescenti, con il mondo della sanità spossato – è davvero senza senso“.