per i Pezzulli di Luciana Pennino: Godersi i divani nudi

Per anni un mio must è stato coprire, con perizia massima, il divano di casa con il cosiddetto granfoulard, della nota marca ma anche no. Non per moda o per vedere la tappezzeria del sofà diversa dal solito, bensì perché guardavo a questo grande telo di stoffa come all’elisir di lunga vita del sottostante divano: era capace di salvarlo dai segni del tempo e dall’usura causata dalla semplice seduta o dallo stravaccamento.

Tale telo veniva rimosso solo in casi particolari, specificatamente previsti dal decalogo della padrona di casa, ovvero io: in caso di lavaggio, per esempio – nel frattempo prontamente sostituito con un suo simile – e, soprattutto, in caso di visita di un ospite. Ma non di tutti. L’ospite doveva essere speciale, di riguardo, ci dovevo avere poca confidenza. Diversamente, per ospiti di minore importanza o con cui c’era un rapporto di maggiore intimità, il salvifico granfoulard poteva, anzi doveva rimanere, tant’è che alcuni miei ospiti non hanno mai saputo come fosse realmente il divano in casa mia: colore e fantasia erano per loro “questi sconosciuti”.

Dal drappo di tessuto in questione, deriva un effetto che ho studiato con zelo quasi scientifico, denominato, appunto, effetto granfoulard. Per capirci, è un effetto che rimanda a quello delle copertine dei libri quando frequentavo la scuola – al liceo mi hanno tirato pure i coppetielli dietro – oppure a quello della pellicola mai rimossa dagli elettrodomestici nuovi, o ancora a quello della costante copertura del tavolo buono, di cristallo, per non rischiare le ditate. L’effetto granfoulard aveva una ricaduta su tutti i beni che volevo preservare con la rigorosa motivazione “è peccato, si sciupa”; deriva senza dubbio da un’impronta familiare che aspirava alla conservazione dei beni per non dover incorrere in ulteriori acquisti. È una filosofia d’altri tempi, oramai obsoleta. A me, però, è entrata nei pori e si è sedimentata, in forma leggermente maniacale, forse, anche se… anche se l’espulsione è avvenuta e la trasformazione si è compiuta!

Ebbene sì, l’uso dei tempi al passato indica che sono stata capace di far dissolvere l’effetto granfoulard: con ciò che, a posteriori, definisco un colpo di testa e un gesto forte e deciso, un giorno spogliai il divano – e quel giorno, sia ben chiaro, non aspettavo nessun ospite speciale.

Da allora non ho più ricoperto il divano: inizialmente, invero, evitavo di sedermici e lo contemplavo a distanza; poi, poco per volta – ma si sa, le trasformazioni importanti della vita si fondano sulla gradualità – ho iniziato a frequentare il divano con la sola seduta, in punta in punta, poi con una seduta più acconcia, poi un giorno appoggiandoci persino la schiena e ora, dopo circa tre anni dal fatal giorno, riesco addirittura a schiacciarci una pennica poggiandoci pure la pianta delle estremità!

Mai, con le sole parole, riuscirò a rendere il senso di pienezza, soddisfazione, gioia e goduria nel non sentire più, tra me e il divano, quello strato di stoffa che, per anni, lo ha vestito: si campa ‘na vota sola, come si dice a Napoli, e le cose, come noi esseri umani, sono più belle sciamannate, perché vissute, invece che perfette.

E per inciso, ora sto scrivendo sbracata sul divano nudo!

Luciana Pennino

“Il valore delle cose non sta nel tempo in cui esse durano ma nell’intensità con cui vengono vissute.” (Fernando Pessoa)

A proposito dell'autore

Il mondo e la gente mi incuriosiscono assai. Sono "leggera" nella scrittura e mi diverto nel fare ciò che mi appassiona. Penso che nulla sia più disarmante della gentilezza. Il mio esordio, nel 2017, è stato con "Primule fuori stagione" (Iuppiter Edizioni). Per Napoliflash24 pubblico settimanalmente i "Pezzulli" e curo le rubriche di interviste "La Bellezza salverà Napoli" e "Tips for Startuppers".

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