Sessantadue persone posseggono la metà della ricchezza del mondo. Svegliamoci da questo sonno della ragione, svegliamo le nostre coscienze“. Con questo invito all’unità del popolo l’assessore Nino Daniele ha accolto Aleida Guevara al Teatro Nest di Napoli.

E’ significativo che proprio a San Giovanni a Teduccio sia iniziato un dialogo ufficiale che avrà luogo anche oggi, tra la città di Napoli e la figlia di Ernesto “Che” Guevara, sul palco del teatro ristrutturato da fondi, che l’Associazione Gioco Immagini e Parole ha vinto nel 2015. Un esempio di cittadinanza attiva che ha portato ad uno spazio comune gestito da giovani artisti coinvolti nel progetto attraverso percorsi formativi di inclusione socio-lavorativa, con una maestranza che ha l’arte nel proprio dna. Ben 600 metri quadrati ridati alla collettività, perché esprima la propria creatività sotto forma di bellezza. E’ da qui che la comunità saluta la piccola Anna, 12 anni, volontaria del Wwf e cittadina attiva in parrocchia nella mensa per i senza fissa dimora. Il 13 marzo sarà al Quirinale, il Presidente Sergio Mattarella l’ha nominata Alfiere della Repubblica.

Nessuna mimosa ma messaggi di maggiore giustizia sociale, nel rispetto della libertà e della dignità di ogni persona, senza però cedere alle brutture del mondo. Così l’assessore Daniele ha concluso il suo intervento con le parole della nota canzone rivoluzionaria “El Pueblo Unido” degli Inti Illimani: “I poveri, i Sud non siano antagonisti degli altri poveri, degli altri Sud. Il popolo, unito, non sarà mai vinto!”.

Mamma e pediatra, membro del Partito Comunista Cubano, da tempo impegnata nella raccolta di fondi per un ospedale oftalmico in Argentina e per il centro studi intitolato a suo padre a L’Avana, Aleida Guevara ha omaggiato la Giornata Internazionale della Donna ricordando sua madre: “Sono una donna socialmente utile perché mia mamma mi ha educato nella rivoluzione“.

Oggi la situazione nella Cuba post-rivoluzionaria è in continuo peggioramento. La terza via al commercio per scongiurare l’embargo
made in Usa, ovvero l’alternativa Alba, è venuta a mancare con l’aggravarsi delle condizioni interne del Venezuela, lo Stato che per decenni aveva garantito l’ingresso nel Paese di molte materie prime e di beni di prima necessità. Di contro, l’accettazione della piccola proprietà privata non è stata una svolta radicale in una nazione composta da mezzo milione di persone che ricevono un sussidio dallo Stato per lavorare senza produrre qualcosa di veramente utile alla collettività, oltre che un’entrata economica che consenta il sostentamento economico di interi nuclei familiari.

A leggere tra le righe, l’educazione alla rivoluzione di cui parla Aleida è una forma di lotta interiore, più che sociale. Lo Stato socialista, per sua stessa natura, deve garantire un lavoro perché deve aiutare le persone a guadagnarsi di che vivere. Il rovescio della medaglia è il controllo, perché l’uomo, per sua natura è portato a volere di più all’aumentare della sua ricchezza. E questo può tradursi in evasione e furto.

Cuba come Napoli e come tutti i Sud del mondo. Riprendendo le parole dell’assessore Daniele, la figlia del Che ha esplicitato cosa accomuna tutti oltre ogni distanza, geografica e culturale. L’elemento negativo è la povertà, quello positivo è la forza dei popoli. Dai neonati dell’Angola agli indigeni dell’America Latina, un unico insegnamento, che è un invito a tutti: prendersi maggiormente cura della vita. Perché non deve accadere che un medico, donna, tra tre neonati debba scegliere uno a cui salvare la vita, avendo a disposizione solo una dose del farmaco di cui necessitano tutti e tre. Esperienza che a lei è toccata.

E, allora, il significato di “educare alla rivoluzione” è ancora nell’esempio di sua madre: “Lei ci ha insegnato che amare è rispettare l’altro e capire perché fa quello che fa. Mi sento speciale non perché sono la figlia di Che Guevara, ma perché io sono il frutto di un amore vero“.

Ad Aleida Guevara, in un incontro privato, abbiamo posto queste domande:

D- Stando alla sua esperienza, quanta cultura della vita c’è nel rapporto uomo-donna nella società odierna e, di riflesso, nel rapporto con l’infanzia, spesso negata?
Aleida Guevara – Anche il rapporto uomo-donna dipende dall’educazione. La religione cattolica ha avuto grande influenza nella visione della donna in tante culture. Spesso la donna è “l’ultima carta” e questo, purtroppo, si legge anche in testi considerati sacri. A questi preferisco i versi di Josè Martì Perez, poeta e rivoluzionario cubano, padre della patria. Diceva che “un bimbo che rispetta se stesso non colpirà una bambina neanche con il petalo di una rosa“. Siamo chiamati a educare e a educarci a questo.

D- Come si spiega la violenza nel binomio educazione-amore che suo padre ha teorizzato in nome di una società più equa e umana?

Aleida Guevara – La frase esatta che mio padre ripeteva è questa: “I veri rivoluzionari devono avere profondi sentimenti d’amore“. Il vero processo rivoluzionario è profondo. Non è impugnare un’arma o usare violenza contro l’altro, ma formare la mente e la persona. Il processo rivoluzionario è un cambio profondo dentro la persona, perché cambi il modo di pensare e di agire. Questo è educare alla rivoluzione, secondo mio padre.

Gli incontri con Aleida Guevara proseguono oggi presso i murales del quartiere San Giovanni a Teduccio dedicati al “Che”, con Jorit e il “Comitato di lotta Ex Taverna del Ferro”. Alle 18.30, protagoniste Aleida e Rosaria Capacchione, si confronteranno sul tema “Donne socialmente utili”. A seguire, dalle 20.30, cena sociale (obbligatoria prenotazione).

Per info e prenotazioni: 3382376132 – info@art-33.it –  www.art-33.it

Pamela Cito