Un incontro tra le eccellenze del settore spaziale in Campania è stato organizzato, lunedì 27, presso il Polo Tecnologico “Fabbrica dell’Innovazione di Napoli” dalla società consortile ALI, “Aerospace Laboratories for Innovation“.

Rientra nell’ambito del progetto ALI@DUBAI, finanziato dal POR Campania FESR 2014-2020. Era presente, tra gli altri, Riccardo Monti, Presidente dell’Associazione Italia – Emirati Arabi Uniti. Vi ha partecipato per rafforzare la collaborazione industriale, nata nel 2018 con un protocollo d’intesa tra la Khalifa University di Abu Dhabi e l’Università Federico II, tra ALI e le imprese del settore spaziale degli Emirati. Il programma che ne è nato, SMS, cerca di rendere possibile l’invio di una sonda su Marte. E’ un esempio di cooperazione che vuol rendere possibile lo sviluppo del settore grazie alla comunione di intenti e sforzi compiuti da operatori economici privati, centri di ricerca, università e distretti tecnologici di settore, nazionali ed internazionali. SMS è reso possibile dalla tecnologia di decelerazione e protezione termica IRENE®, un’innovativa tecnologia di apertura e protezione termica per il rientro atmosferico le cui caratteristiche principali sono il servomeccanismo di apertura e il materiale usato per la protezione termica. È stata sviluppata dal Centro Italiano Ricerche Aerospaziali e dalla società consortile ALI, che ne detiene anche il brevetto internazionale. Il suo sviluppo è stato finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana, dall’Agenzia Spaziale Europea, dal Ministero Italiano per lo Sviluppo Economico.

E’ stato già fatto un esperimento con esito positivo degno di nota.
Nel giugno 2018, sono state simulate le condizioni di rientro atmosferico della capsula Mini IRENE®, un dimostratore che riproduce, in scala, la geometria della capsula di rientro, cioè di quella parte della navicella spaziale che rientra sulla Terra dopo un volo nello spazio. Il test ha avuto una durata di circa 4 minuti e, nonostante sullo scudo termico siano state raggiunte temperature superiori a 1000 gradi, non è stato evidenziato alcun danno ai materiali. Nella cavità dove saranno allocati i futuri esperimenti, si sono raggiunte temperature di appena 60 gradi: ciò, secondo gli scienziati, dimostra la totale schermatura prodotta dall’innovativo scudo di protezione termica.