Ufficialmente si assentava dal lavoro grazie alla legge 104 ottenuta per assistere la madre malata, in realtà è emerso che il lavoratore in quei giorni, a casa del genitore non c’è mai andato. Il dipendente dell’azienda napoletana di trasporti Eav, è stato infatti smascherato da investigatori privati ingaggiati dal datore di lavoro che ha scoperto l’imbroglio e lo ha immediatamente licenziato. Dopo un anno di aule giudiziarie la Corte d’Appello di Napoli, ribaltando due provvedimenti del Tribunale, ha annullato il licenziamento dell’autista in servizio presso il deposito di Ischia. L’azienda lo aveva allontanato poiché aveva ritenuto il suo comportamento contrario «agli obblighi di correttezza, lealtà e diligenza».


Applicando le disposizioni del Regio Decreto 148 del 1931, concepite durante il periodo fascista, la Corte di Appello ha valutato che per quanto riguarda gli autoferrotranvieri, le garanzie procedimentali previste dallo Statuto dei Lavoratori e seguite dall’Eav non fossero sufficienti. Il licenziamento, pertanto, avrebbe dovuto seguire la strada di una valutazione di un Consiglio di Disciplina come previsto dalla norma del 1931.

«Siamo estremamente perplessi – ha detto il presidente dell’Eav, Umberto De Gregorio – perché dalla magistratura del lavoro giungono orientamenti contrastanti privilegiando in questo caso interpretazioni formali, a fronte delle non semplici scelte effettuate dall’azienda nell’ambito della gestione e riorganizzazione del personale, volta a contrastare fenomeni negativi quali l’assenteismo ovvero la repressione di gravissimi fenomeni di malcostume a danno dei cittadini e degli utenti dei servizio pubblico». Ora l’azienda ricorrerà in Cassazione, ma intanto la sentenza la condanna al reintegro del dipendente e al pagamento di un’indennità risarcitoria pari a 12 mensilità. Oltre al danno, la beffa, poiché al lavoratore oltre allo stipendio, spetta il ritorno sul posto di lavoro.