Per chi ha già avuto modo di apprezzare i due precedenti lavori cinematografici, Guado e Caligo, di Egidio Carbone Lucifero, non sarà rimasto sorpreso nel vedere Il mistero di Nylon, ultimo film corto con il quale il regista campano chiude la sua trilogia “Trascendenze“.

Il dibattito seguito alla presentazione del video, in piattaforma zoom, è stato moderato dalla prof. Anna Maria Vitale, responsabile del Progetto Biblioteca Digitale, nuova realtà culturale promotrice dell’evento.

L’anteprima nazionale della proiezione ha tenuto davanti lo scherma molti cinefili, critici cinematografici, tanti attenti cultori ben consapevoli che si sarebbero trovati davanti a un testo visivo di non facile fruizione, ricco di spunti e immagini criptiche ma proprio per questo non banale e scontato.

Un vaso di Pandora, scrigno di preziosi contenuti e spunti da non lasciarsi sfuggire.

Come ha sottolineato nel suo intervento Giuseppe Balirano, docente all’Università Orientale di Napoli ed esperto di comunicazioni multimodali, Il mistero di Nylon è un film che va più volte visto per poterne apprezzare tutti suoi aspetti pluridisciplinari.

La Trilogia di Carbone, ha specificato lo stesso autore, è una sperimentazione della sua teoria sull’attore costitutivo la cui elaborazione scaturì in seguito alle illuminanti lezioni di ingegneria del prof. Luciano Nunziante, anche egli tra gli ospiti della video serata; all’epoca dei suoi studi universitari, il giovane studente rimase folgorato dall’apprendere che la materia inerte avesse una propria intimità, dinamica, una sua vita interna caratterizzata da legami costitutivi che la formano e la trasformano.

L’odierna società “liquida” è, metaforicamente, una materia costitutiva privata di abbracci e legami, una realtà trasformata più che mai in questo tempo di covid.

Anche l’attore costitutivo non è mai se stesso: il mutarsi, l’evolversi o il regredire, rientra nel ciclo della sua storia e del suo vissuto.

Parlando di segni indelebili, di traumi psichici, Marco Rossano, presidente del Premio cinematografico Fausto Rossano (noto psichiatra all’indomani dell’ apertura dei manicomi con la legge Basaglia) ha sottolineato come l’attenzione alla diversità e alle varie identità sia una delle peculiarità della cifra stilistica del regista.

Affinità comuni ma medium espressivi diversi, uniscono Egidio Carbone e il pittore Franco Massanova; le tele dell’artista salernitano, caratterizzate dall’interesse per la purezza della forma e della materia, dall’essenzialità dei segni grafici, sono state motivo d’ispirazione per la realizzazione de Il mistero di Nylon, dove un filo raggomitolato diventa protagonista nella “trama” della sequenza.

Sicuramente a dominare la scena del film corto ( ITA- 8′) è il volto di Salvatore Cirillo, unico interprete che in maniera magistrale, come in un film muto degli anni venti o in un’ antica rappresentazioni pantomimica, riesce a comunicare senza parole, recitando solo con gli sguardi e le movenze delle dita che rullano segnando il ritmo del tempo dell’attesa…

Cirillo attore/alchimista intento nella sua officina a creare, elaborare, trasformare, così Carbone Lucifero regista/ alchimista nella sua Bottega Costitutiva (officina di idee nel suo Teatro Avanposto Numero Zero) sempre alla ricerca della pietra filosofale, di quella onniscienza, di quelle risposte tra Bene e Male, di quegli enigmi che sono alla base del suo cinema d’avanguardia dove un ruolo centrale ha il gioco di luci e ombre.

Rivoluzionario, trasgressivo, anticonvenzionale il Caravaggio con i suoi scandalosi chiaroscuri, rivelatori di una realtà cruda e oggettiva, così impietoso sperimentatore e indagatore dell’essenza delle cose è colui che non a caso l’appellativo Lucifero accompagna al proprio nome.

Tra le varie voci intervenute alla prima presentazione de Il mistero del Nylon, anche quella del critico cinematografico Giuseppe Borrone il quale si è soffermato sul mistero stesso dell’etimologia della parola nylon, il cui termine si presterebbe a vari significati, ognuno dei quali riporta ad altro; ad esempio potrebbe riferirsi all‘acronimo di Now You Lose Old Nippon alludendo all’origine del nylon da parte degli americani per sopperire alla mancanza di seta la cui importazione fu vietata dai giapponesi durante il secondo conflitto mondiale.

Lo stesso autore, nel suo viaggio negli Stati Uniti per curare la traduzione in lingua della sua nota opera teatrale La Bufaliera, ha avuto modo di visitare la fabbrica in cui fu elaborato per la prima volta il versatile polimero.

A proposito di parole e di etimologia, il termine polimero significa insieme di roba e non è forse un caso che da un polimero prenda spunto la poliedrica opera di Carbone.

Non resta quindi che vedere Il mistero di Nylon, o rivederlo ancora per chi già lo ha fatto, dove ogni dettaglio parlante sarà un indizio per districarsi nei meandri segnati da un gomitolo, un gomitolo di Arianna o di chi sia, un gomitolo di luce nato dal buio (definizione dello stesso autore sulla sua ultima creazione) nel tortuoso percorso dell’esistenza umana.