Nel 1986, uno dei reattore nella centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina, fu distrutto da una serie di esplosioni, rilasciando circa 400 volte più ricadute radioattive della bomba atomica sganciata su Hiroshima. I dati provengono dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica.

Non è mai stato chiaro quanto fossero contaminati i dintorni di Chernobyl, così le autorità dichiararono un arbitrario diametro di 30 chilometri attorno al limite del reattore. Alla popolazione è ancora proibito vivere in questa “zona di esclusione”, sebbene sia ora aperta al turismo.

Numerose indagini sugli effetti del fallout radioattivo di Chernobyl sui suoi dintorni hanno restituito risultati contrastanti. Mentre alcuni studi hanno detto che la fauna locale ne ha sofferto, altri hanno scoperto il contrario, probabilmente perché la zona di esclusione priva di esseri umani,  è diventata una riserva naturale di fatto.

L’autore principale dello studio Michael Byrne, un ecologista della fauna selvatica dell’Università del Missouri, ha dichiarato che i lupi grigi si sono particolarmente sviluppati nella zona di esclusione, ed hanno una densità di popolazione all’interno della zona fino a sette volte maggiore rispetto alle riserve circostanti. Questa alta densità di popolazione della fauna influenza conseguentemente anche le aree limitrofe.

Gli scienziati hanno rintracciato 14 lupi grigi nella regione bielorussa della zona di esclusione – 13 adulti oltre i 2 anni e un maschio di età compresa tra 1 e 2 anni montandoli con collari GPS. Nessun lupo è  fluorescente, tutti hanno quattro zampe, due occhi e una coda.

Queste scoperte portano alla conclusione che, questa zona lungi dall’essere un buco nero ecologico, potrebbe effettivamente fungere da fonte di vita che  aiuta le specie in tutta la regione, infatti queste scoperte potrebbero non riguardare solo i lupi, ma anche le altre specie. Ma  gli animali nati nella zona di esclusione hanno presentato mutazioni? perché con Chernobyl, la prima cosa a cui si pensa sono le mutazioni genetiche. Tuttavia, non ci sono prove a sostegno di questo fatto. Allora la conclusione a cui si potrebbe timidamente giungere è che gli esseri umani sono molto più dannosi delle stesse radiazioni da loro create. Il prosperare della fauna locale sembra essere dovuto all’assenza degli essere umani.   A differenza della favola di cappuccetto rosso, il cacciatore è sempre stato e sarà sempre più pericoloso del lupo.

Gli scienziati hanno dettagliato le loro scoperte online il 15 giugno nell’European Journal of Wildlife Research