Nel suo ultimo brano, “Koulibaly”, il rapper Joe Sannino canta contro il razzismo

Il razzismo è una cosa brutta. Lo dicono tutti, almeno a parole, ma poi non tutti mettono in pratica quanto sostengono, e gli episodi razzisti trovano, purtroppo, sempre troppo spazio nelle cronache dei giornali. Un episodio che fece molto discutere, ha ispirato l’ultimo brano del rapper napoletano Joe Sannino: i cori razzisti intonati contro il difensore partenopeo Koulibaly nella partita Inter – Napoli, giocata allo stadio San Siro a dicembre scorso. Il clamore causato della sua espulsione fece discutere a lungo il mondo del calcio: Ancelotti disse che avrebbe ritirato la squadra se si fossero ripetuti episodi simili, e i dibattiti su come fermare questa forma di razzismo negli stadi si sprecavano, purtroppo senza molto successo, visto che anche Allegri, allenatore della Juventus, solo pochi giorni fa ha concordato con Ancelotti sulla sospensione delle partite, dopo i cori razzisti dei tifosi del Cagliari indirizzati ai suoi giocatori, Kean e Matouidi. Il razzismo non ha confini né colori, purtroppo. Ma la storia di Napoli racconta di una città da sempre tollerante nei confronti delle minoranze e delle diversità, narra di un popolo che non ha mai fatto del razzismo qualcosa di suo o, addirittura, di cui vantarsi, anzi, lo ha sempre combattuto. E così, mentre tutti discutevano e scrivevano di quei cori razzisti contro Koulibaly (anche il nostro giornale pubblicò un articolo in merito proponendo, provocatoriamente, un murales con l’immagine del giocatore senegalese da far disegnare da Jorit)

A Fuorigrotta un murales contro il razzismo con l’immagine di Koulibaly

)Joe Sannino, giovane rapper napoletano, prendendo spunto da quell’episodio ha scritto un brano intitolato “Koulibaly”,

dove ha accomunato i napoletani ai senegalesi e, metaforicamente, a tutte le altre minoranze che vengono prese di mira dagli imbecilli (la cui madre, com’è noto, è sempre incinta). L’artista partenopeo, nel suo brano, evidenzia come anche il popolo napoletano è spesso oggetto di razzismo, e non solo allo stadio, dove vengono intonati cori razzisti contro Napoli anche quando non è tra le squadre in campo, e come sia semplice accomunare discriminazioni diverse perché, alla fine, le ritroviamo tutte in due parole che, in questo caso, sono anche sinonimi: razzismo e idiozia. La sua è una denuncia tipica del mondo rap, i cui testi nascono proprio come contestazione sociale, e che prosegue nel video, girato nelle periferie tra Cercola e Ponticelli, dove le diversità sociali si vivono sulla propria pelle ogni giorno. Fa piacere vedere il successo di questo brano perché, sebbene non ci sia bisogno di conferme, rimarca quanto Napoli e i napoletani siano estranei al razzismo in ogni sua forma, si tratti di cori allo stadio o dell’emergenza profughi, tema su cui gli scontri politici non si contano, e su cui un altro artista napoletano, Marco Gabess, ha cantato un brano, “Compagnero”,

dallo spirito molto partenopeo nella solidarietà che esprime verso questi rifugiati. La nostra città è da sempre orgogliosamente priva da ogni forma di razzismo perché, come cantò uno dei nostri più grandi artisti, “Napule è mille culure!”