Le porcellane di Capodimonte: un segreto che re Carlo portò con sé.

Tutti conoscono di fama le porcellane di Capodimonte, vere e proprie opere d’arte. Alcuni sanno anche da dove ebbe inizio la loro gloria, ma non tutti sanno la loro… fine! La Real Fabbrica di Capodimonte fu realizzata nel 1743 per volere di re Carlo di Borbone la cui moglie, Maria Amalia, era figlia dell’elettore di Sassonia, dove si producevano bellissime porcellane che la principessa aveva portato con sé dopo il matrimonio. Il sovrano, però, volle che la fabbrica fosse più moderna di quelle in Sassonia e la produzione di uguale o addirittura superiore qualità. Inizialmente cercò artigiani disposti a trasferirsi a Napoli, ma non ne trovò, quindi si rivolse a chi già era nella nostra città. Le sue attenzioni caddero in particolare su un belga che lavorava alla Zecca Reale, Livio Ottaviano Shepers, e su un noto pittore piacentino specializzato in miniature, Giovanni Caselli, il quale, a sua volta, chiamò a Napoli altri miniaturisti. Per allestire la manifattura, re Carlo non badò a spese: la fornace per la cottura delle porcellane fu costruita con pietre di Carrara, mentre per i colori con cui sarebbero state dipinte, fece arrivare a Napoli la pirolusite di Francia per il violetto e il nero, il bolo armeno per il rosso, la terra d’ombra, il rosso ponsò, l’oro marinato di Dresda e ogni altra cosa servisse per realizzare le miniature delle porcellane. Come maestro torniere, per i modelli in legno della produzione, chiamò Gian Giacomo Becclère, e quando Caselli morì, nel 1752, lo sostituì col pittore sassone Johan Sigismund Fischer. Affinché la sua fabbrica garantisse la massima efficienza e qualità, il re arrivò ad aumentare le paghe al personale e a offrire premi in denaro a chi fosse riuscito a carpire i segreti della fabbricazione delle porcellane dai maestri che lavoravano in altre fabbriche europee, portandoli a Napoli. Tanta ambizione fu premiata perché, come sappiamo, la Real Fabbrica di Capodimonte ha raggiunto livelli altissimi di qualità, arrivando al suo apice con la realizzazione del Salottino di Porcellana della regina Maria Amalia. Ancora oggi possiamo ammirare quest’opera d’arte a Capodimonte, sebbene il pavimento, che era anch’esso in porcellana, fu distrutto durante la rivoluzione del 1799.

Se vi abbiamo detto come e perché re Carlo volle realizzare questo suo desiderio, è per farvi comprendere meglio ciò che fece della fabbrica quando lasciò il trono di Napoli per sedere su quello di Spagna: portò con sé il segreto della manifattura. Ma quel segreto non era scritto su qualche pagina e quindi, per evitare che fosse divulgato, il sovrano portò con sé, sulla penisola Iberica, tutti coloro che lavoravano nella sua amata fabbrica: artisti, artigiani e operai. E non si limitò a loro, ma volle portare con sé anche tutta la produzione e le forme e, in ultimo, fece asportare perfino le fornaci! Il tutto, merci e persone, fu imbarcato su tre navi polacche, e della fabbrica rimasero solo… le mura!

La produzione riprenderà soltanto nel 1771 per volere di Ferdinando IV, figlio di re Carlo, che cambierà il nome in Real Fabbrica Ferdinandea spostando la produzione a Portici, ma dopo soli due anni tornò a Napoli. Mentre la produzione del periodo di re Carlo era contrassegnata dal giglio borbonico, quella di epoca ferdinandea fu contrassegnata dal monogramma ‘F.R.F.’ ovvero Fabbrica Reale Ferdinandea, con su una corona. Mancando la mano d’opera che era stata trasferita in Spagna, Ferdinando si affidò ad artisti locali che, tuttavia, mantennero inizialmente l’ottima qualità della produzione, almeno finché il re iniziò a disinteressarsi della fabbrica. In seguito, durante il periodo di dominazione francese, essendo le porcellane importate dalla Francia, la produzione perse la sua caratteristica pasta tenera che la rendeva unica. Bisognerà attendere la metà dell’800 per veder nascere le prime fabbriche artigianali a carattere familiare. Sebbene la produzione attuale sia di ottima qualità, tutto fa pensare che re Carlo, dall’alto della nuvoletta su cui sarà ora, stia ridendo di soddisfazione per come ha saputo custodire il segreto delle sue amatissime porcellane.