Cronaca di un trionfo annunciato. Dall’alto numero di nomination destinate ai film che in qualche modo parlano di Napoli appariva scontato che i David di Donatello sarebbero piovuti in città come una grandinata magnifica.

Ammore e malavita”, “Gatta Cenerentola”, “Napoli velata”, “La Tenerezza” fanno incetta dei premi più ambiti e mostrano con evidenza incontrovertibile che Napoli ispira i grandi artisti, irradia bellezza, nasconde e rivela tesori senza uguali.

Siamo al giorno dopo. Molto è stato detto. La situazione mi fa tornare alla memoria una famosa gag in cui Massimo Troisi, interpellato in ritardo sullo scudetto vinto dalla sua squadra, non riesce a trovare qualcosa di originale da dire e alla fine raccomanda di chiudere il gas, almeno quello non lo aveva detto ancora nessuno e, con ogni probabilità, nessuno lo avrebbe detto.

Ma, purtroppo avvezza alle dinamiche cittadine e nazionali, mi sento anche alla vigilia della solita “fame di distruzione”. Eh sì, perché a Napoli e contro Napoli le dinamiche sono sempre le medesime.

Già sento i primi attacchi: “Premiato un film che parla della malavita napoletana”, “Ora vogliamo lo scudetto”, “Per fortuna, esiste altro, oltre allo scudetto” “Eh ma-però a Napoli si uccide”, “Ehi ma ieri c’è stato un femminicidio!”, “Bravi tutti ad esaltarvi e nessuno che pensa alle baby gang”. (Baby gang che espressione orrenda, la parola baby non dovrebbe mai essere collegata a qualcosa di terribile).

Ora, non è che una cosa escluda l’altra, non è che se si vincono i David di Donatello a Napoli sparisce la disoccupazione, si annullano i femminicidi e i membri delle baby gang diventano tutti papa boys. Nessuno è così ingenuo, piuttosto gli ingenui sono quelli che vogliono sempre vedere il bicchiere mezzo vuoto.

Come ha detto Renato Carpentieri, ritirando il suo premio prestigioso come migliore attore protagonista, “La tenerezza è un sentimento rivoluzionario”, ed ancora di più , rivoluzionaria è la speranza che diventa un dovere morale e una battaglia civile, anzi la prima e la più nobile delle battaglie civili, quando si amano i giovani, i bambini, i figli.

Nutrire la speranza, la bellezza, la tenerezza, questo è il compito dell’arte e Napoli, sopravvissuta a ogni barbarie, nutre l’arte.

Godiamoci i nostri David, perché sono di tutti noi, della nostra città. Di quelli che ci vivono e di quelli che la portano ovunque nel cuore. Io mi sento fortunata.