“So’ d”o ciardino ‘e fravule. Fravule fresche, fravule, fra’!”... Era una delle tante voci che i venditori ambulanti spargevano nei vicoli e nei mercati di Napoli e provincia.

‘A fravula, quella grande o ‘a fravulella, quella piccola saporita e dolcissima… E quella voce del “fravularo” (o anche “fraularo”) ti portava fin sotto il naso l’inconfondibile aroma del rosso e polposo frutto.
“Villa Fragorum”, città delle fragole, segnavano alcuni papiri tra il IV e il III secolo a.C., lì nella pianura del Comune di Afragola dove sembra avvenisse una coltivazione intensiva di tale frutto, un tempo consumate in grande quantità, perché si riteneva che guarissero la gotta.
Nello stemma cittadino del comune di Afragola è raffigurato un ramoscello di fragole ed, infatti, ancora oggi la maggior parte della produzione proviene da quelle terre.
Alcuni studiosi del luogo però confutano questa tesi, dividendosi tra la prima possibilità sopra enunciata secondo la quale il nome significherebbe villa delle fragole (Villafragòrum-> Afragòrum-> Afragòra-> Afragòla oppure, in dialetto, Afràgola-> Afragòla) ed un’altra facente capo all’antico acquedotto che portava l’acqua a Napoli e che passava per i luoghi dell’odierna Afragola.
Secondo Domenico Chianese ( I casali antichi di Napoli, Napoli, 1938) il nome significherebbe ‘fracha olla‘ (vasi rotti), dai mattoni (vasi) rotti dell’antico acquedotto ‘onde Fracholle, Afraolla, come si legge in un documento del 1306, Fragolla, e Fraolla in alcune carte. In alternativa, secondo un erudito locale, il prof. Angelo Giacco (Etimologia della parola Afragola, 1946), la derivazione sarebbe dall’espressione ‘ad fragorem’, da fragore, indicando i luoghi presso l’acquedotto dove si udiva il forte rumore delle acque che correvano…

Fra2
Ma torniamo alle nostre fravule…
Sono le regine assolute delle nostre tavole di maggio, quando arriva la fine del pasto, anteprima estremamente fuggevole dei succosi frutti estivi: le fragole così chiamate dagli antichi romani perché particolarmente ‘fragrans’, ossia profumate e fragranti.
Da sempre sono state considerate un frutto dalle proprietà afrodisiache forse per la leggenda che le voleva nate dalle lacrime di Venere, tanto che nel Medioevo, in effetti, erano somministrate come cura medica per gli amanti disperati poiché in grado di raffreddare i bollenti spiriti e sotto il regno del Re Sole in Francia erano talmente conosciute che il sovrano ne volle impiantare nel giardino di Versailles.
E di fragole si parla pure nella Smorfia napoletana, Il numero della fragola è il 10. Una fragola colta corrisponde al 5, molto piccola all’89, pulita al 7. Le fragole con il limone sono identificate con il numero 81, con panna al 20, con vino al 75, con zucchero al 34. Le fragole di bosco hanno il 68, che crescono spontanee in giardino hanno il 27 e se sono di quelle di montagna al 49. Ricompare l’81 se si vedono le fragole adagiate in un cestino e se le si vede disposte in tavola al 52. Infine, la marmellata di fragole corrisponde al numero 54.
Per finire, anche se non sappiamo con certezza se Afragola discende da “fravula” o precisamente il numero della Smorfia se la fragola dovesse venirci in sogno (o tra le voglie di una donna incinta…), di certo sappiamo che le mamme per fare figlie belle a Napoli mischiano tante cose, ma un posto privilegiato spetta proprio alla fragola in quel “panaro chino chino tutt”e fravule ‘e ciardino” di Comme facette mammeta, canzone del 1906 di Salvatore Gambardella e Giuseppe Capaldo, tra le più cantate al mondo.

di Carlo Fedele