A proposito di donne

di Lucia Montanaro

A proposito di donne, mi viene in mente una frase di Bernardo di Chartres: “SIAMO NANI SULLE SPALLE DEI GIGANTI”, ed è proprio così che dovremmo sentirci se solo provassimo a immaginare realmente la condizione delle donne solo qualche decennio fa.

Anni di patimenti e di traguardi, anni nei quali la Donna si è battuta per i propri diritti, contro violenza, discriminazione e per raggiungere piena emancipazione.

Parlo di donne forti, donne che hanno combattuto con la forza di leonesse con le unghie, con i denti, con il corpo e con il cuore.

Appaiono ai nostri occhi distanti anni luce le storie di donne greche e romane e dei secoli seguenti, che mostravano la donna come una figura a cui erano concessi pochi diritti e poche libertà. L’uomo infatti era al centro delle attività lavorative, politiche, culturali e sociali.

E allora concediamoci pochi minuti per un veloce passo indietro nel tempo, ai primi tentativi di emancipazione e di ricerca di uguaglianza di genere che si ebbero con  i primi gruppi di suffragette, le quali avevano come principale scopo il riconoscimento del diritto al voto (in Italia nel 1946).

E nel 1948, quando la Costituzione repubblicana estese alle donne il diritto di accedere in condizioni di uguaglianza a tutti gli uffici pubblici e alle cariche elettive. O negli anni 50 e 60, quando iniziarono a svilupparsi alcune importanti norme sulla tutela della lavoratrice madre, come il divieto di licenziamento durante la gestazione, l’astensione obbligatoria prima e dopo il parto.

E ancora nel 1963, quando con la sentenza della Corte costituzionale si concluse il ricorso che aprì alle donne la carriera prefettizia e quella diplomatica. Poi nel 1974 la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza e il divorzio. Il 1956 con la legge sulla parità retributiva tra uomo e donna, mentre nel 1963 si dichiarano nulle le cosiddette “clausole di nubilato” nei contratti di lavoro, che molte donne erano costrette a firmare, e si consente alle donne pieno accesso a tutte le professioni e gli impieghi pubblici.

O quella del 1981, grazie alla quale sparisce dal diritto penale il cosiddetto “delitto d’onore”.

E poi ci sono, ovviamente, le leggi per fermare la violenza e il femminicidio: quella del 1996, quando, finalmente, la violenza sessuale diventa reato contro la persona e non contro la moralità pubblica e si stabiliscono pene gravi per chi compie violenza.

Nel 1999 diventa possibile anche la carriera militare. Più di recente la legge sullo stalking.

E ancora nel 2012 arriva la parità giuridica tra i figli nati dentro e fuori il matrimonio.

Ne è passato di tempo, ma nemmeno tantissimo, da quando la donna era considerata un soggetto non autonomo e non in grado di creare eventi, e ancora oggi, troppo spesso, dimentichiamo con quanta fatica si sia arrivati alla situazione attuale.

Oggi abbiamo gli strumenti, le leggi, certo non perfette ma perfettibili, sicuramente godibili, oggi abbiamo il dovere, verso noi stesse e verso chi ci ha preceduto, di non chiudere mai gli occhi, di non distrarci, di continuare a combattere, di restare unite in quella solidarietà che ci potrebbe rendere invulnerabili.

Abbiamo il dovere di essere felici, di godere, di non tradire i nostri ideali, abbiamo il dovere di insegnare la dignità e il rispetto ai nostri figli e, su tutto, abbiamo il dovere di non dimenticare di onorare il lavoro fatto da tutte le grandissime donne che ci hanno preceduto.

Auguri Donne, auguri al diritto di esercitare i nostri doveri e di godere dei nostri diritti.