Per due settimane, dal 2 al 14 aprile, per la rassegna “13 assassine”,  al teatro Tram a Port’Alba, ogni giorno sono messi in scena 4 spettacoli di circa 25 minuti ciascuno, dalle 19.30 alle 22.30.

Un format del tutto nuovo, ideato dal direttore artistico Mirko Di Martino, che per la prima volta ha voluto “mescolare scrittura, rappresentazione e cronaca, imponendo alla rassegna un denominatore comune che attraversa secoli, storie, identità e realtà”.

Le rappresentazioni di domenica 7 aprile hanno toccato una varietà di delitti che hanno coperto per l’appunto diversi secoli: dal parricidio di BEATRICE CENCI di Ramona Tripodi con Cristina Messere (nella performance di sabato e domenica) avvenuto alla fine del XVI secolo, a quelli avvenuti ai giorni nostri della LA STRAGE DI ERBA di Rossella Corsuto e Valeria G. Salvi, regia di Roberta Misticone, con Milena Pugliese e Livia Berté, e de IL DELITTO DI CHIAVENNA (l’assassino di una suora da parte di tre ragazze adolescenti) di Arianna Cristillo, regia di Giuliano Casaburi con Arianna Cristillo, Antonio Granato,  passando per i due omicidi che hanno segnato l’italia dell’immediato dopoguerra: quelli perpetrati da PIA BELLENTANI di Leda Conti, regia di Sergio Di Paola, con Leda Conti e Sergio Di Paola, ( https://www.napoliflash24.it/la-contessa-uccide-in-teatro/RINA FORT di Angela Rosa D’Auria, con Elena Fattorusso, Roberta Frascati e Pietro Juliano. 

Le storie narrano tutte di efferati fatti di cronaca, omicidii commessi da donne, che sono stati ritratti e raccontati da prospettive diverse, lo scopo non è tanto l’atto in se stesso attraverso una descrizione morbosa dei dettagli dei crimini commessi, per soddisfare una curiosità altrettanto morbosa, bensì la genesi, o il meccanismo che porta una donna a uccidere. Questo ha voluto portare in scena, il direttore Mirko Di Martino:  un esame approfondito delle “dinamiche interiori che muovono una mano assassina”. Ed a questo compito tutti gli autori e gli attori hanno aderito scrupolosamente, ed alla perfezione con testi e performance di alta qualità, con una cesellatura dettagliata del processo psicologico del personaggio. Ognuno di loro ha offerto una narrazione dell’evento raccontata da prospettive diverse. È palese l’enorme lavoro di ricerca degli atti processuali effettuato, sia da chi ha drammatizzato il racconto, che da chi lo ha interpretato.

In comune, le rappresentazioni di domenica, con l’eccezione di quella del Delitto di Chiavenna, hanno una narrativa che richiama in particolare  la tragedia euripidea, e questo grazie, alla descrizione a tutto tondo delle protagoniste. Come Medea e Fedra, le nostre “eroine”, hanno le loro motivazioni che rendono le loro azioni in un certo senso inevitabili. Come in Euripide, queste donne sono carnefici, ma anche vittime delle loro vittime, o della cultura e del periodo storico in cui hanno vissuto. Il gesto estremo da loro compiuto è il momento finale di un lungo percorso costellato da dolore ed abusi ricevuti dalle stesse vittime o da figure cardine della loro vita. L’eccezione è il Delitto di Chiavenna, che rientra in un’ottica più moderna, per la natura stessa del gesto, dove purtroppo alcuni teenager uccidono senza una motivazione apparente, ma che rivela un malessere profondo di una determinata porzione della società.

Così il delitto commesso dalla Belletani, o quello commesso da Rosa nella strage di erba o ancora quello di Rina, diventa inevitabile, per le protagoniste delle storie, conseguenza di una logica dell’esasperazione e della disperazione, distrutte da situazioni che non riescono più a gestire. Ancora più di tutti gli altri quello di Beatrice Cenci (premeditato e a sangue freddo), è  commesso per porre termine ad una situazione orrenda ed innaturale oramai diventata insopportabile. Così per una frazione di secondo, l’eliminazione fisica della causa del loro dolore diventa ai loro occhi l’unica possibile via d’uscita.

“In un momento storico in cui il mondo femminile soccombe a innumerevoli episodi di violenza, abbiamo voluto cercare di capire dove si annida la genesi di un omicidio quando a commetterlo è una donna (e spesso, come in molti dei casi trattati, lo è anche la vittima). Nessun intento, da parte nostra, di minimizzarne o enfatizzarne le dinamiche, anzi: la presenza di 15 autrici vuole essere un plauso alla capacità, tutta femminile, di scandagliare i fenomeni umani”. Ha spiegato Mirko Di Martino. Senza dubbio il merito di questa rassegna è quello di illustrare in maniera eccellente la  fragilità e la ferocia degli esseri umani. 

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Dalla cronaca al palco: “13 assassine” al teatro Tram